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Il riciclaggio fu inventato dall’uomo preistorico, poi fu abbandonato

I primi ad applicarlo furono i nostri antenati prima che abbondanza e consumismo portassero l’uomo ad abbandonare la virtuosa pratica di conservazione e riutilizzo delle materie.
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A cura di Danilo Massa
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Non erano necessarie costose campagne di civilizzazione, né attendere disastri ecologici perché l'uomo di duecentomila anni fa si convincesse a riciclare beni e materie prime. Il riciclo del Pleistocene è stato recentemente trattato in una conferenza tenutasi all'Università di Tel Aviv, durante la quale specialisti provenienti da tutto il bacino mediterraneo hanno evidenziato che l'attività di recupero dei materiali si è espressa ""in posti diversi e con diversi metodi legati ai vari contesti e alla disponibilità di alcuni materiali piuttosto di altri". A parlare è Ran Barkai, archeologo israeliano e organizzatore del congresso, che riconduce il riciclaggio preistorico è un ragionamento estremamente razionale, che permetteva ai nostri antenati di risparmiare preziose energie. Piuttosto che procacciarsi nuovamente le materie prime, gli uomini trovavano più conveniente conservare le vecchie e riutilizzarle.

"Circa il 10% degli strumenti presenti nel sito [la grotta di Qesem, Ndr] sono stati riciclati in qualche modo – ricordano Barkai e Avi Gopher, un altro archeologo dell'ateneo israeliano – non è stato un comportamento occasionale, faceva parte del loro stile di vita". Esempi di riutilizzo, dunque, si trovano in diversi siti archeologici mediterranei, a Fuente Nueva, in Spagna, così come in Italia a Castel di Guido, vicino Roma, dove sono stati rinvenuti utensili in ossa di 300 mila anni fa. Giovanni Boschian, geologo e paleontologo dell'università di Pisa, ha spiegato che "vi sono diversi livelli di reimpiego e di riciclo: le ossa sono state frantumate per estrarre il midollo e i frammenti sono stati modellati in strumenti, abbandonati, e infine rielaborati per essere utilizzati di nuovo".

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Precursori della green economy e sovvertitori inconsapevoli di un pensiero progressista, i primitivi non facevano null'altro che conservare ciò che poteva continuare a servire, assumendo magari una forma diversa. Oggi come ieri, se ricicliamo – ricorda Gopher – "lo facciamo per conservare energia e materie prime. Allo stesso modo, se si ricicli la selce non devi ogni volta procurartene di nuova. Risparmi energia, oltre che materiali utili alla vita". Detta altrimenti, milioni di anni fa la condizione di scarsità rendeva quotidiano l'impegno al riciclo, a differenza di quanto è accaduto successivamente con la diffusione in Occidente del benessere e dell'illusione consumistica. Del resto, anche i nostri nonni, consapevoli degli stenti della guerra, allestivano ripostigli di scarti e resti.

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