Il principio attivo della cannabis, il famoso THC, è in grado di rimuovere, dalle cellule del cervello, le proteine che formano le tipiche placche dell'Alzheimer, in pratica il tetraidrocannabinolo potrebbe essere impiegato per contrastare la malattia degenerativa che ogni anno colpisce milioni di persone. I risultati dello studio, intitolato “Amyloid proteotoxicity initiates an inflammatory response blocked by cannabinoids.”, sono stati pubblicati su Aging and Mechanisms of Disease e rappresentano per ora una ricerca preliminare.

Partiamo con il dire che l'Alzheimer è una malattia che porta il paziente alla perdita di memoria e lo debilità al punto da rendergli difficile la sopravvivenza. Tipiche dei soggetti che soffrono di questo male sono le placche amiloide, cioè un accumulo di beta amiloide che si concentrano e accumulano all'interno delle cellule nervose dove diventano insolubili. Nei pazienti con Alzheimer, agli alti livelli di beta amiloide dobbiamo però aggiungere anche l'infiammazione cellulare e un elevato tasso di morte dei neuroni.

Lo studio effettuato dal professor David Schubert mostra proprio come l'esposizione delle cellule al THC sia in grado di ridurre i livelli di proteina beta amiloide e di eliminare la risposta infiammatoria proveniente dalle cellule nervose che riescono così a salvarsi. Salvandosi, il cervello del paziente non viene danneggiato e i sintomi della malattia si attutiscono.

Ma perché proprio il TCH? Gli scienziati spiegano che le cellule del cervello hanno dei recettori che si attivano in presenza di endocannabinoidi, una classe di lipidi bioattivi rilasciati dal corpo che vengono utilizzati per la comunicazione intercellulare del cervello, le cui molecole sono simili a quelle del THC. Insomma, endocannabinoidi e THC si comportano in maniera simile.

Per comprendere se davvero il principio attivo della cannabis possa essere efficace ed utilizzabile sui pazienti malati di Alzheimer dobbiamo ancora aspettare.