Dobbiamo renderci conto che la situazione è estremamente critica”. Si appella al senso di responsabilità individuale il professor Claudio Maria Mastroianni, Direttore dell’UOC Malattie Infettive del Policlinico Umberto I di Roma e vicepresidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) che a Fanpage.it ha fatto il punto sull’ultimo pacchetto di restrizioni introdotto dal DPCM del 24 ottobre. Un provvedimento che, nelle intenzioni del Governo, vuole salvaguardare il Natale ed evitare un nuovo lockdown attraverso la chiusura di bar e ristoranti dalle 18 nonché lo stop di palestre, piscine, cinema e teatri.

Si tratta di misure sufficienti?

Con questo ritmo di contagi, un provvedimento andava fatto ma è chiaro che, per evitare un nuovo lockdown generale, la politica abbia deciso di attuare questo tipo di riduzione delle attività. Vedremo se sarà sufficiente tra una o due settimane, adesso è difficile fare previsioni.

C’è qualcosa in particolare su cui si poteva intervenire?

Più che altro, si sarebbe dovuto intervenire prima, evitando che si creassero certe situazioni. Una volta che, tra maggio e giugno, avevamo sotto controllo l’infezione, bisognava mantenere l’allerta e un comportamento adeguato. Invece c’è stato troppo rilassamento e, probabilmente, anche diversi messaggi sbagliati che hanno contribuito a far ripartire l’epidemia.

Cosa manca a questo nuovo DPCM?

Credo che quanto deciso sia il minimo che si potesse fare ma penso anche che non sia una decisione facile, perché dobbiamo salvaguardare in primis la salute dei nostri cittadini e poi anche l’economia. Bisogna quindi procedere per gradi ma è probabile che serviranno dei lockdown mirati, quindi delle chiusure localizzate in alcune zone d’Italia, dove il virus sta circolando in misura maggiore e che necessitano di misure più restrittive.

Il professor Claudio Maria Mastroianni
in foto: Il professor Claudio Maria Mastroianni

È più efficace una chiusura totale e più breve o una chiusura più blanda ma più lunga?

Una chiusura totale sarebbe la soluzione più semplice, ma credo che in questo momento sia impossibile da attuare, proprio per il problema economico e sociale che si sta verificando. Andrebbero identificate le situazioni e le aree più a rischio, dove intervenire in maniera più drastica, raccomandando sempre che tutto dipende da noi.

Il vaccino contro il coronavirus sarà la soluzione?

È chiaro che sarà determinante ma lo sarà anche la possibilità di avere terapie efficaci, come gli anticorpi monoclonali che possano almeno rallentare la diffusione dell’infezione.

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