Gli scienziati hanno sfruttato il rumore del mare per scoprire il percorso intrapreso dai fluidi caldi che alimentano i Campi Flegrei. Vediamo insieme come ci sono riusciti e perché questa scoperta, oltre che affascinante, è molto utile per studiare il vulcano che da anni è considerato un vero e proprio mistero.

Il mormorio del mare e i segreti dei Campi Flegrei. Per comprendere il percorso intrapreso dai fluidi caldi nei Campi Flegrei, gli scienziati hanno utilizzato una tecnica innovativa che sfrutta il "mormorio" – o il rumore sismico – delle onde che si infrangono sulla costa dei Campi Flegrei: così facendo sono riusciti a produrre un'immagine sismica della struttura più profonda del vulcano che rivela la via principale che porta i fluidi caldi in superficie.

Anni di ‘silenzio’ misterioso. I ricercatori spiegano che l’area dei Campi Flegrei è relativamente ‘tranquilla’ del 1980 quando, a causa del movimento di materiale vulcanico, si sono registrati migliaia di piccoli terremoti, dopo i quali si sono susseguiti 38 anni di relativo silenzio.

Mappare il rumore dei vulcani. Attraverso l’imaging sismico, gli esperti riescono a mappare in profondità la struttura di un vulcano, cosa che è difficile da fare in caso di bassi livelli di attività sismica, come nel caso degli ultimi 40 anni dei Campi Flegrei. Oggi però gli scienziati hanno analizzato quello che si chiama “feeder pathway”, il percorso di alimentazione che porta il materiale vulcanico dalle profondità del vulcano, che è collocato in alto mare e che si pensa si sia formato durante l’ultimo periodo di attività sismica degli anni ’80.

Lo spostamento del materiale vulcanico. Gli esperti fanno dunque sapere che il materiale vulcanico viaggia lungo percorsi stabiliti sotto il vulcano verso fumarole a Solfatara e Pisciarelli, situate approssimativamente nel centro della caldera, dove viene espulso come vapore attraverso le bocche fumanti. “Usando il rumore in riva al mare per creare un'immagine sismica, abbiamo finalmente un'idea migliore di come il materiale vulcanico viaggi dalle profondità del vulcano verso la superficie”, spiega il Professor Luca De Siena della University of Aberdeen che, insieme al Dr Carmelo Sammarco e al Dr David Cornwell, ha realizzato lo studio.

Una prima volta importante. Gli scienziati spiegano che questa è la prima volta che questa tecnica viene utilizzata in un’area densamente popolata e ci mostra che il percorso si è formato negli anni ’80 e tra il 2011 e il 2013, quando sono stati raccolti i dati, era ancora funzionante.

A cosa serve lo studio. Questo studio è importante perché ci permette di comprendere meglio il vulcano e di monitorarlo così da poter lanciare un allarme in caso di attività sospetta e con tempistiche più sicure, aspetto questo fondamentale visto che l’area è abitata da milioni di persone.