Doctor's Office

Una scena tipica: l’interno dello studio del medico di famiglia. Una sala d’attesa colma di gente, chi si distrae sfogliando una rivista, chi controlla ansiosamente l’orologio, chi fa conversazione con qualche vecchia conoscenza. Capita infatti che persone di una certa età, soprattutto se abitano in zona, vadano a fare una capatina dal medico anche più volte nel corso di una settimana. Per una società che va sempre più di corsa, questa scena è difficilmente tollerabile. Non c’è più il tempo di fare quattro ore di anticamera per farsi visitare dal medico e sapere se quella tosse fastidiosa è solo una cosa passeggera o qualcosa di più grave. In soccorso arriva allora Internet: secondo un rapporto appena reso noto, ben l’84% dei giovani tra i 18 e i 25 anni utilizza la Rete per informarsi sui problemi di salute. Dalla ricerca di un sintomo per scoprire a quale malanno possa essere associato al vero e proprio consulto con dottori online, siamo ormai entrati nell’era dell’informazione sanitaria 2.0.

L’indagine, intitolata “L’informazione medico-scientifica nell’era digitale”, è stata realizzata da Eikon Strategic Consulting attraverso un sondaggio somministrato agli oltre 25.000 utenti del social network Zzub.it. I risultati sono stati presentati nell’ambito della cerimonia di consegna del Premio Riccardo Tomassetti – giovane giornalista scientifico prematuramente scomparso nel 2007 – promosso dal Master della Sapienza di Roma “Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali” e dedicato al giornalismo scientifico innovativo. Nell’era dell’informazione digitale, che mette a disposizione di chiunque una mole enorme di notizie e pareri non vagliati da nessuna fonte esperta, il rischio del fai-da-te, nel settore della salute, è serissimo. Gli intervistati sostengono di consultare siti di informazione scientifica nell’80% dei casi, siti di associazioni mediche in uguale percentuale, e siti di associazioni di pazienti nel 65%. Ma i numeri dicono poco, perché non permettono di chiarire quali siti web sono considerati dagli intervistati “di informazione scientifica”, e soprattutto a quali fonti si rivolgano invece coloro che, a queste opzioni, hanno riposto “no”.

Le community per chi s'informa on-line

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Basta farsi un giro su Yahoo! Answers, la celebre comunità on-line di domande e risposte su tutti gli argomenti dello scibile umano, per avere un’idea di quanta gente ogni giorno ponga quesiti anche molto sensibili a persone non esperte. Si passa con nonchalance dalla sezione “Diete e fitness” a “Malattie e disfunzioni”, dalla “Medicina alternativa” a una vera e propria area dedicata all’assistenza sanitaria. Il sistema è premiale, e si fonda su un meccanismo simile ai feedback di eBay: chi accumula un numero maggiore di “miglior risposte” è considerato più affidabile e i suoi pareri saranno presi in maggior considerazione dalla comunità. Ma le risposte le possono dare tutti, non c’è bisogno di una laurea in Medicina o in altri settori affini, mentre nella sezione “Medicina alternativa” si spazia dall’omeopatia alla cristalloterapia, passando per una selva di rimedi della nonna non proprio ortodossi.

Un’alternativa più valida è Medicitalia.it, nato nel 2000 e diventato oggi il canale Salute del quotidiano “La Stampa”. La comunità di Medicitalia vanta numeri davvero imponenti: oltre 220.000 utenti, quasi 5.000 medici iscritti e più di 800.000 consulti forniti nel corso di poco più di un decennio, in media circa 200 consulti forniti ogni giorno. La differenza sta nel fatto che solo medici professionisti possono dare risposte ai quesiti posti dagli utenti: i medici, odontoiatri o psicologi di Medicitalia, secondo le linee guida della community, devono inviare all’azienda che cura il sito la copia del loro tesserino che ne certifica l’iscrizione ai rispettivi ordini professionali, così da dare assicurazione della loro serietà.

È anche un modo per farsi pubblicità: l’esperto che ha da poco aperto uno studio professionale privato può farsi conoscere on-line e, una volta ottenuta la fiducia degli utenti, suggerire un consulto di persona. Ma sono gli stessi amministratori del portale a mettere le cose in chiaro: “Ricorda che questo servizio non può sostituire la visita reale presso un medico, che è l'unica metodica consentita per eseguire diagnosi e prescrivere un trattamento”, si legge nella guida all’uso del sito. “Non utilizzare il servizio per pigrizia nel rivolgerti al tuo medico di base: è sempre lui il primo referente da contattare per i tuoi problemi di salute”.

La sindrome del malato immaginario

Centinaia e centinaia di informazioni reperibili nei siti non rassicurano il web-ipocondriaco ma lo portano a ricercare in maniera compulsiva nuove informazioni.

Giuseppe Lavenia
Consiglio che però non sempre viene seguito. Il rischio dell’informazione medica on-line è infatti quello di incoraggiare l’ipocondria, la sindrome del malato immaginario, che passa le giornate sulla Rete per cercare la possibile spiegazione dei suoi sintomi, a volte completamente psico-somatici. Senza la dovuta preparazione, i necessari controlli dal vivo e le analisi degli specialisti, l’utente-paziente rischia di giungere a conclusioni del tutto sbagliate, sopravvalutando o sottovalutando i propri sintomi. A lanciare l’allarme è Giuseppe Lavenia, docente di Psicologia dinamica all’Università di Urbino: “Centinaia e centinaia di informazioni reperibili nei siti non rassicurano il web-ipocondriaco ma lo portano a ricercare in maniera compulsiva nuove informazioni”, spiega il professor Lavenia. “Siamo alle prese con un disturbo vecchio ma che in Internet aveva già un antenato, l'information overloading, ovvero il sovraccarico-cognitivo, un fenomeno che si verifica quando si ricevono troppe informazioni per riuscire a prendere una decisione o sceglierne una sulla quale focalizzare l’attenzione. Quella sul web non si può definire ipocondria classica: siamo di fronte a una nuova forma. Internet può essere l’amplificatore di un disturbo pregresso e in alcuni casi può generare una forma psicopatologica con tratti ossessivo-compulsivi".

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Secondo l’indagine, solo il 48% degli intervistati giudica affidabili le informazioni divulgate attraverso stampa, radio e televisione, mentre una percentuale ancora inferiore si fida delle notizie trovate su forum, social network e blog. Eppure, la tendenza a chiedere suggerimenti al primo che capita è forte, così come spesso, piuttosto che parlare con il medico, si presta orecchio al parente o all’amico pronto a dire la propria sulla cura giusta da adottare. Per esempio, su uno dei forum più frequentati dalle donne, “alFemminile.com”, sono quasi tre milioni i messaggi scambiati dalle utenti su questioni direttamente collegate alla salute, tra cui la metà riguardanti problemi quali aborto spontaneo e sterilità. Sorprendentemente, però, non sono solo gli utenti comuni ad affidarsi a Internet per informarsi su salute e medicina. Un’indagine svolta dall’Eurisko su un campione di 700 specialisti e 200 medici di famiglia rivela che l’89% usa il web per approfondire problematiche del proprio campo di specializzazione, e spesso non solo per l’approfondimento: il 37% dei medici di famiglia s’informa sulle caratteristiche di un farmaco on-line, mentre il 29% ha ammesso di aver cercato in Rete una risposta alle domande del paziente.

Il progetto InfluWeb

In alcuni casi, però, la filosofia del social network può essere di grande aiuto per la medicina. È il caso di InfluWeb, un progetto nato quattro anni fa da un gruppo di esperti della Fondazione ISI (Istituto per l’interscambio scientifico) di Torino. Si tratta di una piattaforma on-line tramite la quale qualsiasi persona residente in Italia, previa registrazione, può segnalare il suo stato influenzale o la comparsa di sintomi specifici. Le segnalazioni sono divise in tre gradi d’allerta: verde, per i soli sintomi gastrointestinali; giallo per i sintomi da raffreddore; rosso per i veri e propri sintomi influenzali. Ne esce fuori una mappa che permette di scoprire dove si trovano i focolai d’influenza nella penisola, al fine di adottare le necessarie contromisure in termini di prevenzione.

Hospital Corpsman Helps Prevent Flu in Yokosuka

InfluWeb nasce dai precedenti già adottati nel 2003 in Olanda e Belgio, con la partecipazione di oltre 30.000 utenti nel primo anno di attività, e nel 2005 in Portogallo. Nel 2008 il sistema di monitoraggio è stato adottato in Italia, nel 2009 in Svezia e l’anno successivo in Gran Bretagna, per estendersi poi quest’anno a Svezia, Germania, Austria, Svizzera e Francia. Un grande network finanziato dall’Unione europea, “Epiwork”, ha ora posto tutte queste piattaforme on-line sotto un’unica supervisione, allo scopo di elaborare modelli di studio e previsione della propagazione di diverse malattie infettive in tutta l’Europa, partendo proprio dall’esempio dell’influenza. Certo, resta sempre una domanda: quanto è affidabile l’informazione trasmessa dall’utente? Ma, al tempo degli account-fake di Twitter, il problema è destinato a restare senza soluzione.