mantello che rende invisibili

Rispetto a quel primo prototipo realizzato nel 2006, tiepidamente entusiasmante, il “mantello dell’invisibilità” sembra avviarsi sempre più verso la perfezione: non a caso, i ricercatori della Duke Univesity lavorano al progetto da tantissimi anni avvicinandosi, forse, a quello che è uno dei più antichi sogni coltivati dall'immaginario degli esseri umani.

Il primo tentativo si era rivelato soddisfacente ma ancora piuttosto limitato poiché il materiale messo a punto non riusciva a celare del tutto gli oggetti, rivelandoli attraverso alcuni particolari come i margini: la riflessione delle onde avveniva in maniera parziale non consentendo all'illusione di occultare integralmente quel che si voleva nascondere, come si richiederebbe da un vero "mantello dell'invisibilità". Da allora, più di uno studio ha annunciato la scoperta della “formula segreta”, pur senza giungere ad alcun risultato concreto: altro ricorrente problema era la scena alle spalle dell'oggetto da nascondere che risultava puntualmente scura o poco visibile.

Adesso, un ulteriore passo avanti in questa direzione è stato compiuto dalla ricerca scientifica: in un lavoro pubblicato da Nature Materials, infatti, Nathan Landy e David Smith spiegano nel dettaglio gli ultimi progressi nel settore avvenuti grazie alla realizzazione di un nuovo meta-materiale, ovvero un materiale creato in laboratorio in maniera totalmente artificiale le cui caratteristiche sono date non soltanto dalla sua composizione chimica ma anche, e soprattutto, dalla struttura geometrica organizzativa dei suoi atomi. Poiché il precedente “mantello” era formato da fibre di vetro parallele intersecate con incisione di rame, i ricercatori sono partiti dal medesimo materiale, arricchendolo con ulteriori fili in rame per adattarlo meglio alle esigenze di invisibilità: ne è risultato un dispositivo della superficie di 0.2 metri dalla forma di un diamante.

Grazie ad esso, gli scienziati hanno raggiunto un grande obiettivo anche se, attualmente, non ancora quello definitivo: il nuovo mantello dell’invisibilità, infatti, è riuscito a nascondere alle microonde un cilindro alto un centimetro con un diametro di 7.5 cm. L’esperimento è da perfezionare, quindi non è ancora il momento di iniziare a desiderare il magico mantello di Harry Potter: l’invenzione di Landy e Smith, infatti, funziona soltanto quando la luce attraversa l’oggetto in una determinata direzione, rendendo totalmente visibile se guardato da altri lati. Oltretutto, almeno per adesso, non è possibile stabilire se il dispositivo potrebbe essere adattabile alle lunghezze d’onda della luce: tuttavia, è bene ricordare che le microonde hanno importanti applicazioni, principalmente nel campo delle telecomunicazioni e con i radar, ragion per cui versioni migliorate del “mantello dell’invisibilità” potrebbero rivelarsi comunque molto utili, anche se non dovessero riuscire a darci il tanto desiderato dono di trovarci in un luogo senza esser visti.