I blocchi delle attività per contrastare la diffusione del coronavirus in Cina e in Europa all’inizio della pandemia hanno migliorato la qualità dell’aria, scongiurando decine di migliaia di morti nelle regioni in cui l’inquinamento atmosferico ha un impatto significativo sulla mortalità.

Il lockdown ha evitato decine di migliaia di morti premature legate all'inquinamento

Lo indica uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health da un gruppo di ricercatori dell’Università di Notre Dame, nell’Indiana, che ha osservato una significativa riduzione delle concentrazioni di particolato nell’atmosfera. In particolare, durante i blocchi del 1° febbraio-31 marzo in Cina e del 21 febbraio-17 maggio in Europa, le concentrazioni di particolato nell’aria (PM 2,5) sono diminuite rispettivamente del 29,7% e del 17,1%.

Consideriamo questi lockdown come il primo esperimento globale di scenari forzati a basse emissioni – spiega Paola Crippa, assistente professore presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale e Scienze della Terra dell’Università di Notre Dame e autrice corrispondente dello studio. "Questo esperimento unico nel mondo reale ci mostra che forti miglioramenti in aree gravemente inquinate sono ottenibili anche a breve termine, se vengono attuate misure forti”.

L'inquinamento atmosferico è considerato la principale causa ambientale di morte. L’esposizione a lungo termine agli inquinanti può mettere a serio rischio la salute umana, con morte prematura associata a cancro ai polmoni, cardiopatia ischemica, ictus e malattie polmonari ostruttive croniche. Nel 2016, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha attribuito all’inquinamento atmosferico 4,2 milioni di morti premature in tutto il mondo, con le regioni del Pacifico occidentale e del Sud-est asiatico le più colpite.

24mila in Cina, oltre 2mila in Europa

Crippa e i suoi colleghi hanno integrato simulazioni avanzate al computer con i dati relativi alle concentrazioni di particolato di oltre 2.500 siti in Europa e in Cina rilevati durante i periodi di lockdown, stimando i tassi di mortalità prematura rispetto a quattro scenari – una ripresa immediata della normale attività e le successive emissioni, una ripresa graduale con un aumento proporzionale delle emissioni di tre mesi, il potenziale di un secondo focolaio di Covid-19 tra ottobre e dicembre e il blocco per il resto del 2020 in caso di strategie di controllo inefficaci. “La parte più sorprendente del lavoro – ha aggiunto Crippa – è legata all’impatto sulla salute umana dei miglioramenti della qualità dell'aria. È stato alquanto inaspettato osservare che il numero di vittime evitate a lungo termine grazie ai miglioramenti della qualità dell’aria è simile alle vittime correlate al Covid-19, almeno in Cina”.

Lo studio ha infatti rilevato che in tutta la Cina sono state evitate circa 24.200 morti premature associate al particolato rispetto ai 3.309 morti di Covid-19 segnalati. Diversa la situazione in Europa, dove sebbene il tasso di mortalità correlato a Covid-19 sia molto più alto rispetto a quanto riportato in Cina, si stima che 2.190 decessi siano comunque stati evitati durante il periodo di lockdown rispetto alle medie tra il 2016 e il 2019. Cifre che diventano molto più grandi (fino a 287.000 morti evitate in Cina e 29.500 in Europa) se si considerano gli effetti a lungo termine che dipenderanno dal futuro percorso della ripresa economica.