Forse vi era già capitato di sentirne parlare, ma in questi giorni il suo nome è stato ripetuto talmente tante volte che fosse stato Beetlejuice sarebbe comparso nel salotto di casa vostra. Stiamo parlando del glifosato o glifosate, l'erbicida trovato in grandi quantità nelle acque italiane come dimostrato dal Rapporto Nazionale pesticidi nelle acque relativo al periodo 2013-2014 e pubblicato quest’anno. Ma cos’è il glifosato? È cancerogeno e genotossico?

Cos’è il glifosato
Glifosato: cancerogeno?
Studi a confronto
Il futuro nostro e del glifosato

Cos’è il glifosato.

Partiamo subito con il dire che il glifosato è un erbicida non selettivo brevettato dalla Monsanto Company utilizzato dagli anni ’70 per distruggere, in maniera indiscriminata, le piante infestanti. Per farvi un esempio, può essere utilizzato per diserbare i marciapiedi o le ferrovie onde evitare l’invasione di quelle che vengono chiamate “erbacce”. La sua efficacia ha spesso sollevato molte polemiche che lo hanno accusato di essere pericoloso per la nostra salute. Come spiega l’EFSA, il glifosato è una sostanza attiva che viene utilizzata anche nei pesticidi, questi, oltre a tenere sotto controllo le piante infestanti, uccidono anche i microrganismi potenzialmente nocivi.

Il glifosato è cancerogeno e genotossico?

Le capacità distruttive del glifosato hanno sempre preoccupato i più attenti alla salute che si sono chiesti se questo tipo di sostanze fossero effettivamente non pericolose per la nostra salute, per questo a tal proposito in questi anni sono stati effettuati diversi studi che hanno portato a risultati discordanti tra loro. Tra gli studi più dibattuti, ricordiamo quello dell’EFSA e quello dell’OMS

  • EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) con lo studio “Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate”:
    • rivede la tossicità del glifosato ridefinendone la dose acuta di riferimento a 0,5 mg/kg di peso corporeo
    • definisce “improbabile che la sostanza sia genotossica (cioè danneggi il DNA) o che presenti una minaccia di cancro per l’uomo”, dagli studi effettuati non è infatti risultato alcun nesso causale tra l’esposizione al glifosato e l’insorgenza di un cancro nell’uomo.
  • OMS (Organizzazione mondiale della sanità) con lo studio “Carcinogenicity of tetrachlorvinphos, parathion, malathion, diazinon, and glyphosate” portato a termina dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) giunge invece alla conclusione che:
    • ci sono “limitate prove di cancerogenicità” negli esseri umani per quanto riguarda il Linfoma non Hodgkin
    • il glifosato deve essere inserito nel gruppo 2A, quello cioè delle sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo

A chi dobbiamo credere?

Non è semplice capire chi ha ragione. Da un lato c’è EFSA che viene accusata da Greenpeace di aver basato il proprio studio su ricerche effettuate dai produttori di glifosato e di non essere quindi imparziale, dall’altro l’OMS invece viene accusata da EFSA stessa di aver esaminato sia il glifosato come sostanza attiva che i suoi formulati. In pratica, gli approcci con cui hanno analizzato gli effetti del glifosato sulla nostra salute sono diversi e hanno condotto a risultati opposti.

Il futuro della nostra salute e del glifosato.

Resta da capire cosa accadrà a livello europeo e, in relazione a quanto pubblicato da ISPRA, quale sia la reale situazione delle nostre acque. Come sottolinea ISPRA stessa infatti quando si parla di tossicità è necessario tenere presente il cocktail di sostanze con cui le persone vengono a contatto e non i singoli elementi, questo potrebbe aiutare ad effettuare una stima del rischio più precisa.