Al Wired Next Fest di Milano l'astrofisico Amedeo Balbi si è spinto ben oltre la tradizionale nozione di futuro. Del resto, il lavoro degli astrofisici difficilmente ha a che fare con il presente: i fenomeni che gli scienziati possono osservare nell'universo appartengono a un passato anche molto remoto, che arriva fino agli albori dell'universo, poco dopo il Big Bang. Da qui è possibile spingersi, almeno teoricamente, fino a immaginare il futuro e il destino ultimo del cosmo. E' quello che tentano di fare studiosi come Amedeo Balbi, ricercatore all'Università di Roma Tor Vergata, che vanta collaborazioni con le più importanti istituzioni impegnate nella ricerca sullo spazio: il Fermilab di Chicago, il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, l'Agenzia spaziale europea. Balbi è infatti tra i collaboratori scientifici della fondamentale missione Planck dell'ESA impegnata a elaborare la mappa dell'universo primordiale. Materia ed energia oscura, racconta l'astrofisico nel suo ultimo libro, Il buio oltre le stelle (Codice edizioni), sono i costituenti principali dell'universo. Svelare il loro mistero ci permetterà di comprendere quale futuro è riservato al nostro universo.