L’ultima mossa del presidente uscente Donald Trump mette a rischio il clima mondiale: gli Stati Uniti sono ufficialmente fuori dall’Accordo di Parigi, sfruttando la prima finestra utile per poter emettere un avviso di recesso dal più grande accordo sul cambiamento climatico globale. L’obiettivo principale del trattato entrato in vigore il 4 novembre del 2016 è quello di contrastare il riscaldamento globale dovuto al cambiamento climatico, limitando l’aumento medio delle temperature mondiali  “ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali”, puntando a limitare l’aumento a 1,5 °C – un valore che ridurrebbe in maniera significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici. Un intento che andrà perseguito facendo in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo il più presto possibile e intraprendendo rapide soluzioni in seguito, principalmente attraverso la definizione di obiettivi di emissioni stabiliti a livello nazionale da ciascun Paese. Dei 195 firmatari (194 Stati e l’Unione Europea) che hanno inizialmente aderito all’Accordo, 189 hanno depositato i loro strumenti di ratifica. Oltre agli Stati Uniti, gli altri Paesi che non hanno completato il processo formale sono Angola, Eritrea, Iran, Iraq, Sudan del Sud, Turchia e Yemen.

Senza gli Stati Uniti, il compito di ridurre le emissioni globali diventerà sostanzialmente più difficile da raggiungere. Gli Usa sono il secondo più grande produttore mondiale di emissioni di gas serra dopo la Cina, con circa il 15% delle emissioni totali di anidride carbonica del mondo. “Il ritiro formale degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi arriva nel mezzo di una marea mutevole di sostegno pubblico per un’azione urgente e di vasta portata per fermare la crisi climatica –  si legge in un tweet del Climate Action Network – . Indipendentemente dall’uscita dell’attuale amministrazione statunitense, non si può annullare il potente movimento per il #climatejustice costruito da milioni di persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo, potenziato da un rinnovato senso di solidarietà internazionale per un futuro sicuro e giusto”.

Le argomentazioni di uscita dall’accordo dell’amministrazione Trump sono state basate sul fatto che si tratta di “un cattivo affare” per gli Stati Uniti. Tuttavia una serie di studi e, in particolare, un report del National Bureau of Economic Research, ha messo in dubbio queste affermazioni, indicando che “le ramificazioni economiche del cambiamento climatico – dalla riduzione della durata della vita all’aumento dei disastri naturali come tempeste e incendi – potrebbero vedere l’economia globale ridursi del 7% entro la fine del secolo” in assenza di limitazioni delle emissioni di gas serra. L’uscita degli Usa dall’Accordo cade, per coincidenza, nella data delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Dal canto suo, il candidato repubblicano Joe Biden ha già promesso di rientrare nell’Accordo se eletto.