I ricercatori fanno sapere di aver scoperto che un farmaco attualmente impiegato per contrastare i tumori potrebbe avere effetti positivi anche sull'Alzheimer tanto da riuscire a proteggere dalla morte le cellule cerebrali dei pazienti già nelle prime fasi della malattia. Il comportamento di questo farmaco è simile a quello delle statine che riescono a ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiache. Lo studio, intitolato “An anticancer drug suppresses the primary nucleation reaction that initiates the production of the toxic Aβ42 aggregates linked with Alzheimer’s disease”, è stato pubblicato su Science Advances.

Per giungere a queste conclusioni, gli scienziati hanno testato il farmaco su un gruppo di vermi nematodi programmati per sviluppare l'Alzheimer. I dati raccolti hanno dimostrato che nei soggetti in cui il medicinale veniva somministrato dopo la comparsa dei sintomi, la malattia continuava a progredire, mentre si bloccava se veniva somministrato prima della comparsa dei sintomi stessi. Questo ha fatto supporre ai ricercatori che il farmaco fosse in grado di bloccare l'evoluzione dell'Alzheimer nelle prime fasi.

Il farmaco in questione è il bexarotene ed è indicato per il trattamento del linfoma cutaneo, ma come interagisce con l'Alzheimer? Il bexarotene, spiegano i ricercatori, “sopprime la nucleazione primaria, che è l'obiettivo di qualsiasi molecola appartenente al tipo delle neurostatine. Bloccando il processo prima dell'aggregazione, è possibile bloccare la proliferazione”. La nucleazione primaria porta alla morte delle cellule e provoca danni al cervello dei pazienti malati di Alzheimer. Attraverso queste neurostatine dunque i ricercatori riescono ad intervenire fermando l'avanzare della malattia.

Il bexarotene era già stato testato sugli umani, ma non aveva ottenuto risultati positivi proprio perché somministrato troppo tardi. Il nuovo studio rivela invece che per risultare efficace il paziente deve assumere il farmaco prima che i sintomi risultino evidenti. Ovviamente sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio gli effetti di questa sostanza sui pazienti.