Il collarino ecclesiastico ben in vista, padre Antonio Spadaro inizia il suo intervento nel Planetario di Milano rivelando al pubblico di avere avuto un avatar su Second Life e di aver pregato i vespri in una chiesa virtuale organizzata da un prete anglicano neozelandese nel celebre mondo 2.0 un tempo di moda e oggi dimenticato nei meandri del Web. “Second Life era destinato a fallire perché proponeva una vita alternativa, mentre il Web è una parte integrante della nostra vita reale”, spiega Spadaro. Ci sono anche persone come lui al Wired Next Fest organizzato dalla rivista Wired a Milano. Qualcuno lo definisce un cyberteologo, e del resto oltre a essere direttore della storica rivista della Compagnia di Gesù, La Civiltà Cattolica, Spadaro ha creato anche un sito, www.cyberteologia.it, dove si occupa di questi temi e da cui è nato il libro Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della Rete, edito dalla casa editrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Seguendo la tradizione dei gesuiti, Antonio Spadaro è da sempre aperto al modo in cui scienza e tecnologia stanno cambiando il mondo e anche il modo di rapportarsi alla vita religiosa. “In Rete l’uomo cerca le risposte ai desideri che ha da sempre: instaurare relazioni, comunicare. Il web è un contesto di vita ‘calda’, non solo tecnologica: un ambiente di vita”, spiega a Fanpage.it.

Benedetto XVI invia il suo primo tweet.
in foto: Benedetto XVI invia il suo primo tweet.

La Chiesa e i social network – Il suo interesse per questi temi, racconta, nasce dalla pratica: “Mi occupo da sempre di letteratura e cominciai a rendermi conto che in Rete le riviste digitali stavano rapidamente occupando la scena. Sto parlando del 1998, quindi agli albori del Web. Ho cominciato a frequentare il mondo digitale e ad essere sempre più connesso”. Ha un profilo su Facebook e un account su Twitter, come tanti suoi colleghi. E guarda con ottimismo ai recenti passi compiuti dal Vaticano sui social network, ricordando il discorso di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, in cui il Papa emerito definisce i social network non solo “strumento di evangelizzazione” ma anche “fattore di sviluppo umano”. Proprio Benedetto XVI ha voluto padre Spadaro come consultore del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, e lì il teologo gesuita dichiara di trovarsi a suo agio: “Ho trovato degli ambienti molto aperti e capaci di organizzare eventi e seminari di studio proprio su questi temi. Ne faremo uno nei prossimi mesi in California, è il secondo che teniamo, con i vescovi americani e il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni. C’è grande interesse da parte della Chiesa sul tema del web”. Certo, ammette, non tutti la pensano allo stesso modo: “Ci sono anche coloro che non hanno la pratica reale della Rete, che la vivono quindi come un mero strumento, quasi imposto, e che sono meno aperti. La linea di tendenza è comunque quella di vivere la Rete e comprendere molto bene il suo significato”.

Il libro di Antonio Spadaro "Cyberteologia" (ed. Vita & Pensiero).
in foto: Il libro di Antonio Spadaro "Cyberteologia" (ed. Vita & Pensiero).

Internet non è Dio – L’uso pervasivo del Web, tuttavia, può portare anche a distorcere il suo significato. “Si diffondono sempre più delle cyber-religioni che vedono nella Rete una vera e propria entità spirituale”. Internet, viceversa, dev’essere considerato non come un mondo a parte, ma come parte del proprio mondo. Le affermazioni provocatorie di alcuni studiosi della sociologia del web riguardo la visione di Internet come una sorta di Dio incarnato, perché onnipotente e onnisciente, non lo interessano: “Ci sono metafore tecnologiche che emergono dall’uso di Internet che hanno un impatto teologico, ma non bisogna lasciarsi prendere dal nuovo a tutti i costi”, chiarisce. “Dobbiamo guardare con attenzione a queste visioni che emergono dalla Rete e al loro impatto sulla teologia. Esistono già dei testi di religione che se ne occupano. Il tema dell’ambiguità di Dio è oggi più attuale che mai”.

La macchina può essere intelligente, non spirituale – E tuttavia, Spadaro è convinto che esista un limite. Lo sviluppo di una coscienza collettiva, di una connettività sempre più spinta, l’emergere di intelligenze artificiali sempre più avanzate, non ha nulla a che fare con l’uomo. “C’è una differenza tra intelligenza e spiritualità”, spiega, parlando delle predizioni dei teorici della singolarità tecnologica, secondo i quali nel prossimo futuro l’intelligenza delle macchine sorpasserà quella umana. “Anche qui al Wired Next Fest c’è un robotino, iCub, che dimostra quanto un umanoide sia in grado di eseguire gesti molto semplici. Ma il punto è questo: noi possiamo anche essere in grado di creare delle macchine complesse, ma il livello dell’intelligenza della macchina non può essere supplenza della spiritualità umana. La macchina – conclude Spataro – non si pone il problema del senso”.