13 Ottobre 2016
11:57

Il cuore inizia a battere già 16 giorni dopo il concepimento

I ricercatori hanno scoperto a sorpresa che il cuore del feto inizia a battere già 16 giorni dopo il concepimento e non dopo 21 come ritenuto fino ad oggi. Ecco cosa cambia.
A cura di Zeina Ayache

Il nostro cuore effettua circa 3 miliardi di palpitazioni in una vita intera, ma quand’è che inizia a battere? I ricercatori inglesi, a sorpresa, hanno scoperto che il muscolo cardiaco prende vita 16 giorni dopo il concepimento, e non 21 come ritenuto sino ad oggi. Lo studio, intitolato “Calcium handling precedes cardiac differentiation to initiate the first heartbeat”, è stato pubblicato su eLife e, oltre a dimostrare il momento in cui il cuore inizia a battere, ci spiega come questa scoperta possa risultare utile ai fini della cura di eventuale malformazioni del muscolo stesso.

Per capire quando il nostro cuore inizia a battere, i ricercatori hanno preso in considerazione gli embrioni dei topi per i quali il primo battuto avviene 7,5 giorni dopo il concepimento: questa data corrispondere a 16 giorni nell’embrione umano. In passato invece si pensava che questo processo iniziasse otto giorni dopo il concepimento dei topi, quindi 21 giorni per noi.

La ricerca si è basata sull’utilizzo di marker fluorescenti aggiunti alle molecole di calcio all’interno dell’embrione del topo, così facendo gli scienziati hanno potuto osservare il momento esatto in cui il calcio “dice” alle cellule del muscolo cardiaco di contrarsi e di coordinarsi fino a produrre il primo battito cardiaco della nostra esistenza. Ma non è tutto. Questo studio ha permesso inoltre di scoprire la proteina, chiamata NCX1, che interviene nella formazione del segnale di calcio necessario a produrre il battito.

Comprendere le fasi iniziali della vita del cuore è fondamentale per intervenire su eventuali malformazioni, come spiegano gli stessi ricercatori infatti “la speranza è di riuscire a capire come attivare il battito di nuove cellule del muscolo cardiaco in seguito ad un attacco di cuore”. Insomma, l’obiettivo è sfruttare quanto scoperto per sperare in futuro di riuscire a riparare un cuore danneggiato da un infarto e permettergli di godere pienamente delle proprie funzioni vitali.

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