È curioso, perché fino a non molto tempo fa si diceva che il coronavirus quasi non mutasse.”. Così, il virologo Rafael Sanjuán, tra i massimi esperti di evoluzione virale in Spagna, in un’intervista a El Pais, ha fatto il punto sulla frequenza di eventi di mutazione che si stanno verificando in Sars-Cov-2, il patogeno responsabile della pandemia di Covid-19 che ha già ucciso più di tre milioni di persone nel mondo. Sanjuán, dell’Istituto di biologia dei sistemi integrativi di Valencia e docente di Genetica all’Università di Valencia, ha da poco ricevuto un finanziamento di 2,5 milioni di euro dall’Unione europea per studiare l’evoluzione virale e indagare in laboratorio se futuri patogeni saranno in grado di infettare cellule umane. “Ci sono centinaia di migliaia di virus e non sappiamo quale sarà il prossimo a colpirci – spiega Sanjuán – . Con il nostro lavoro potremo dire, ad esempio, se una variante di un virus di pipistrello del Sud-Est asiatico è pericolosa e se ha un alto rischio di fare il salto di specie”.

Sars-Cov-2 muta più di quanto si pensasse

Secondo Sanjuán, l’idea che il nuovo coronavirus mutasse poco era in parte sbagliata. “I coronavirus – spiega il virologo – mutano molto, anche se un po’ meno di altri virus a Rna. Ed è quello che è successo. Quando un virus entra in una nuova popolazione, all’inizio, è geneticamente abbastanza omogeneo, perché solo pochi virus hanno attraversato il confine tra l’animale ospite e l’uomo. Ma, man mano che si diffonde nella popolazione umana, ci sono sempre più copie del virus e compaiono più varianti. Già oggi vediamo che le varianti sono il problema principale, che dovremo affrontare per combattere il virus”.

Quante varianti possono esserci all’interno di un paziente con Covid-19? Ci sono miliardi di particelle e milioni di eventi di mutazione – aggiunge Sanjuán – . Alla fine si accumulano migliaia di varianti genetiche. La maggior parte delle mutazioni non funziona bene e sono irrilevanti, ma alcune possono migliorare il virus e avere successo, generando varianti più trasmissibili, capaci di sfuggire al sistema immunitario o resistere ai farmaci”.

I coronavirus mutano in misura minore di altri virus a RNA (“Forse tre volte meno di HIV, influenza ed Ebola, ma molto più di altri virus che conosciamo, come l’herpes” stima Sanjuán) ma, con migliaia di varianti già in circolazione, quello che stiamo osservato non lascia troppo spazio all’immaginazione. “Quando un virus raggiunge un nuovo ospite, può adattarsi. E quello che vediamo è che il coronavirus si sta adattando, soprattutto per essere trasmesso meglio, il che non significa che sia più letale – precisa Sanjuán – . Può trasmesso molto bene ed essere un virus molto attenuato”.

Quanto ai timori per l’emergenza Covid in India, dove si contano oltre 350mila casi ogni giorno e più di 3mila morti in 24 ore, il virologo non nasconde dubbi circa la possibilità che una circolazione virale incontrollata possa essere terreno fertile per l’origine di varianti più facilmente trasmissibili. “Certamente, più persone sono contagiate, più opportunità ci sono per le varianti vantaggiose per il virus e quindi pericolose per noi – argomenta Sanjuán – . Una persona può essere anche infettata contemporaneamente da due diverse varianti del virus e, la co-infezione della stessa cellula con varianti diverse è di per sé una condizione preliminare per la comparsa di varianti di ricombinazione. Se guardiamo le mutazioni che stanno emergendo, sembra abbastanza per dire che la ricombinazione sta giocando un ruolo importante”.