lo rivela il rapporto del wwf

La diffusione del coronavirus in tutto il mondo avrebbe portato a un picco globale del bracconaggio. A lanciare l'allarme è la Wildlife Conservation Society, secondo la quale la pandemia avrebbe portato all'uccisione di diversi animali appartenenti a specie a rischio. Tra quelli indicati dalla WCS si trovano tre esemplari di Ibis Gigante avvelenati nel Chhep Wildlife Sanctuary in Cambogia nell'aprile 2020 e oltre 100 Tantali Variopinti uccisi a marzo sempre in Cambogia. Gli uccelli sarebbero stati uccisi per la loro carne, consumata localmente o venduta al mercato nero.

Non è detto, infatti, che il picco di bracconaggio sia dovuto alla volontà di malintenzionati di approfittarsi di una situazione di emergenza: è possibile che a guidare alcune di queste uccisioni ci siano gli istinti di sopravvivenza di alcune persone in difficoltà a causa del virus. Con l'impatto che la pandemia di coronavirus sta avendo sull'economia globale, la WCS teme che il problema del bracconaggio possa aggravarsi nel corso dei prossimi mesi e anni proprio a causa di queste situazioni. "Improvvisamente gli abitanti delle aree rurali hanno solamente le risorse naturali per cibarsi" ha spiegato Colin Poole, direttore regionale dell'area del Mekong. "L'impegno dei conservatori in queste zone è più importante che mai".

Anche l'Europa ha visto aumentare i casi di bracconaggio, con rapporti riguardanti Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. "Mentre la vita pubblica è rigidamente limitata e le autorità si stanno concentrando sulla pandemia, dozzine di animali protetti sono vittime di criminali senza scrupoli" ha commentato Christina Wolf-Petre, esperta di specie protette del WWF-Austria. In Africa, come riporta il New York Times, almeno 6 rinoceronti bianchi sono stati uccisi da quando il paese ha chiuso i confini e altri 9 rinoceronti sono stati uccisi nella provincia del nord ovest del Sudafrica. "Non abbiamo entrate economiche e le nostre spese stanno aumentando per contrastare i bracconieri e per proteggere le riserve" avvisano gli attivisti. "Dire che siamo disperati è poco, qui siamo in crisi".