Il cibo in scatola potrebbe danneggiare il nostro organismo al punto da influenzare il corretto funzionamento dell'apparato digerente, riducendo l'assorbimento dei nutrienti: questo è quanto sostengono i ricercatori della Binghamton University che hanno analizzato gli effetti dell'ossido di zinco contenuto appunto dei contenitori degli alimenti. Ma cosa significa?

Ossido di zinco e contenitori. Nei contenitori degli alimenti sono presenti nanoparticelle di ossido di zinco che hanno proprietà antimicrobiche e che servono per prevenire l'azione dello zolfo presente in alcuni prodotti, ma che effetto hanno queste sul nostro tratto digerente?

Lo studio. Per darci una risposta, i ricercatori hanno analizzato le quantità di ossido di zinco presenti nei prodotti inscatolati, per capire quante di queste nanoparticelle vengano trasmesse dal contenitore all'alimento e dai dati raccolti è emerso che ne ingeriamo una quantità 100 volte superiore alla dose giornaliera consentita. Questo cosa implica?

Effetti sul tratto digerente. Gli esperti spiegano che fino ad oggi gli studi sul tema si erano interrogati sugli effetti di queste nanoparticelle in dosi elevate sulle cellule intestinali, evidenziandone le quantità tossiche, la nuova ricerca però si è concentrata su un aspetto più sottile, e forse meno evidente, dell'ossido di zinco: quello cioè relativo alla funzione cellulare stessa. In pratica i ricercatori si sono chiesti, prima ancora della morte cellulare, quali fossero le conseguenze della presenza di ossido di zinco nell'apparato digerente e hanno scoperto che le nanoparticelle sono in grado di modificare o distruggere i microvilli che si trovano sulla superficie delle cellule appartenenti al tessuto epiteliale e che hanno un importante ruolo nell'assorbimento dei nutrienti e dell'acqua.

Difficoltà di assorbimento del cibo. La perdita di questi microvilli, spiegano gli esperti, porta ad una diminuzione dell'assorbimento dei nutrienti e a conseguenti infiammazioni che comportano un incremento della permeabilità intestinale: questo significa che alcuni composti che non dovrebbero raggiungere il sangue, potrebbero riuscirci.

Conclusioni. Lo studio dei ricercatori, per quanto da non considerarsi ancora definitivo, apre comunque un dibattito importante che necessita di ulteriori approfondimenti per capire se effettivamente il cibo in scatola sia pericoloso e in quali quantità.

La ricerca, intitolata “ZnO nanoparticles affect intestinal function in an in vitro model”, è stata pubblicata sulla rivista Food & Function.