Un tumore, per crescere e moltiplicarsi, assorbe le sostanze nutritive di cui necessita direttamente dal circolo sanguigno, questo spiega perché le masse tumorali sono per l'appunto più ricche di vasi di un tessuto normale. Questo fenomeno si chiama angiogenesi, cioè formazione di vasi. I medici, negli ultimi anni, hanno lavorato alla realizzazione di farmaci che inibiscono appunto l'angiogenesi. Purtroppo però può capitare che i tumori diventino resistenti ai farmaci riuscendo quindi a riattivare questo processo di formazione dei vasi. Come mai? È possibile impedire la farmacoresistenza?

A queste domande rispondono i ricercatori del Tumour Biology team dell'Institute of Cancer Research di Londra che hanno compreso come nei topi un tumore del fegato, chiamato carcinoma epatocellulare, diventi resistente al farmaco anti-angiogenetico sorafenib.

Secondo gli studiosi, con il passare del tempo, i tumori sviluppano la farmacoresistenza “rubando i normali pre-esistenti vasi sanguigni del fegato”, in pratica, spiegano, i tumori imparano a prendere i vasi sanguigni dai tessuti intorno all'organo, e quindi ricominciano a crescere: questo processo è stato ribattezzato “vessel co-option”. Come contrastare questa astuta soluzione dei tumori?

Al momento purtroppo i ricercatori non hanno ancora una risposta, ma quanto scoperto offre comunque importanti opportunità per il futuro. Aver capito come i tumori riescono ad aggirare gli attuali farmaci potrà aiutare a svilupparne altri capaci di contrastare l' "acuto" comportamento dei tumori.

Nel frattempo, gli scienziati hanno scoperto è possibile bloccare il passaggio ad altri tessuti smettendo di prendere i farmaci anti-angiogenetici. Sembrerebbe infatti che, dopo un periodo di “pausa”, il tumore non risulti più resistente al farmaco una volta che il paziente ricomincia ad assumere il farmaco.