Una donna su due e un uomo su tre è destinato, nel corso della sua vita, di soffrire di demenza, di Parkinson o di ictus. Questo è quanto sostengono i ricercatori che sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry hanno pubblicato il loro studio intitolato “Lifetime risk of common neurological diseases in the elderly population”. Ma come è possibile?

Vivi più a lungo, ma come? Per capire meglio i rischi di sviluppare demenza, Parkinson o ictus, i ricercatori hanno analizzato di dati di 12.000 persone raccolti tra il 1990 e il 2016, lo studio si è concentrato sui fattori di riscio di malattie legate all'età. I soggetti avevano intorno ai 45 anni e il 58% erano donne. I soggetti sono stati tenuti sotto controllo dai medici ogni quattro anni e il medico di famiglia ne ha registrato ogni malattia e diagnosi tra un controllo e l'altro. Tra tutti partecipanti, 5291 sono morti, 3260 dei quali non per malattie neurologiche. A 1489 però era stata diagnosticata la demenza, quasi tutti Alzheimer, 1285 hanno avuto un ictus che nel 65% dei casi ha portato ad un'ischemia e 263 hanno sviluppato il Parkinson.

Quanto ci ammaleremo. Insomma, secondo le analisi degli esperti, al di là del fatto che più andiamo avanti con l'età più siamo a rischio demenza, Parkinson e ictus, la percentuale di diagnosi di queste condizioni è del 48% per le donne e del 36%. In pratica le donne rischiamo di più di sviluppare demenza rispetto agli uomini, mentre gli uomini rischia di più un ictus.

Tenere lontana la malattia. Gli esperti fanno sapere che c'è una buona notizia e cioè che è possibile ridurre il rischio di sviluppare questi condizioni, o rimandarle di anni. Nello specifico rallentare la demenza di tre anni ha il potenziale di ridurre il rischio morte per qualsiasi malattia del 15% per uomini e donne over 45, e del 30% per gli over 85.

Conclusioni. Gli scienziati fanno sapere di aver effettuato lo studio solo su europei quindi non è detto che queste informazioni possano valere per tutti.