L’uso di idrossiclorochina e clorochina, due antimalarici di vecchio corso utilizzati nella pratica clinica (off-label) per il trattamento di Covid-19 nelle prime fasi della pandemia, è associato a tassi più elevati di gravi problemi di natura cardiovascolare: lo rivela una recente analisi di farmacovigilanza condotta da un gruppo di ricercatori della School of Medicine dell’Università di Tel Aviv (Israele) sulle segnalazioni riportate tra luglio 2014 e settembre 2019 nel database FAERS (Adverse Events Reporting System) della Food and Drug Administration, la banca dati statunitense in cui vengono depositati i rapporti di sicurezza relativi all’utilizzo dei farmaci nel mondo reale.

L’analisi, pubblicata sul British Journal of Clinical Pharmacology, ha preso in esame 4.895 segnalazioni di eventi avversi correlati all’uso di idrossiclorochina e clorochina, di cui 696 legati a vari disturbi cardiovascolari, con tassi di segnalazione più elevati per gli eventi avversi gravi – cardiomiopatia (1,8%), prolungamento dell’intervallo QT (0,9%), aritmie cardiache (/2,4%) e insufficienza cardiaca (2,8%) – e differenze statisticamente non significative per sesso ed età. Gli eventi avversi cardiovascolari sono state riportati più spesso nei pazienti con lupus eritematoso sistemico e sindrome di Sjogren, due patologie autoimmuni di natura infiammatoria che colpiscono diversi distretti del corpo umano.

Inoltre – ha dichiarato Elad Maor, professore associato di Cardiologia dello Sheba Medical Medical Center e dell’Università di Tel Aviv che ha guidato lo studio – mostriamo come questi eventi avversi comportino rischi elevati di esiti gravi, inclusa la morte, anche con dosi standard dei farmaci”. I tassi di ospedalizzazione e mortalità associati al trattamento con idrossiclorochina o clorochina sono stati del 39% e 8% rispettivamente.

In Italia, il trattamento dei pazienti Covid-19 con idrossiclorochina e clorochina è stato sospeso dall’Agenzia Italiana del Farmaco alla luce delle prove di efficacia e sicurezza emerse dalla ricerca scientifica. Diversi Paesi stanno però portando avanti studi clinici e altri promuovono con forza il trattamento. Pertanto, concludono gli studiosi “i medici di tutto il mondo dovrebbero fare attenzione quando prescrivono questi farmaci per indicazioni off-label, soprattutto nei pazienti con disturbi cardiaci”.