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I vantaggi di avere sei dita in una mano ce li svela per la prima volta questo studio

Gli scienziati, per la prima volta, hanno osservato l’attività cerebrale delle persone con polidattilia, cioè con sei dita in una mano e hanno scoperto qualche informazioni in più su questa condizione straordinaria. Vediamo insieme cosa succede nel cervello delle persone con polidattilia e quali sono i vantaggi.
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A cura di Zeina Ayache
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Come vivono le persone che hanno sei dita? O, per meglio dire, avere sei dita in una mano invece di cinque comporta qualche vantaggio per la vita di tutti i giorni? Sembrerebbe di sì e gli scienziati, che hanno studiato per la prima volta il cervello delle persone con polidattilia, ci spiegano il perché. Ecco i vantaggi di avere sei dita e cosa succede nel cervello.

Polidattilia e cervello. La polidattilia è una condizione straordinaria che implica nascere con più di cinque dita, ma visto che il movimento è direttamente legato al cervello, cosa succede nel cervello delle persone che hanno dita in aggiunta alla norma? Per capirlo, gli scienziati hanno coinvolto un gruppo di persone con sei dita per mano e, attraverso risonanza magnetica funzionale, hanno osservato l’attività del loro cervello mentre gli veniva chiesto di svolgere alcuni compiti.

Cosa succede nel cervello. Dall’osservazione dell’attività cerebrale, è emerso che le persone con polidattilia hanno abilità più estese rese possibili da aree dedicate nel cervello nell’area sensomotoria. Le dita in più si muovono autonomamente attraverso muscoli specifici e questo permette alle persone di avere una manipolazione straordinaria, versatile ed efficace. Ad esempio, spiegano gli esperti, le persone con polidattilia riescono a svolgere alcune mansioni con una mano solo, quando invece chi ha cinque dita avrebbe bisogno di due mani.

A cosa serve lo studio? Gli scienziati spiegano che lo studio serve a capire l’eventuale utilità dello sviluppo di arti artificiali da impiegare in determinati contesti. Lo studio, intitolato “Augmented manipulation ability in humans with six fingered hands”, è stato pubblicato su Nature Communications.

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