I vaccini a mRna di Pfizer e Moderna inducono una robusta risposta immunitaria nelle donne in gravidanza e in allattamento, che si traduce nel trasferimento di anticorpi protettivi al neonato attraverso il sangue del cordone ombelicale e il latte materno. Lo dimostra un nuovo studio condotto da un team di ricerca statunitense che ha valutato la capacità di questi due sieri di stimolare la produzione di anticorpi (risposta umorale) e di linfociti T (cellulo-mediata) specifici contro il ceppo originale di Sars-Cov-2 e contro le varianti B.1.1.7 (inglese) e B.1.351 (sudafricana).

La risposta immunitaria nelle donne in gravidanza e allattamento

L’analisi, pubblicata nel dettaglio su JAMA, ha coinvolto 103 donne (30 in gravidanza, 16 in allattamento e 57 né in gravidanza né allattamento) di età compresa tra i 18 e 45 anni. Tutte hanno ricevuto uno dei due vaccini a mRna (il 54% il siero di Pfizer e il 46% di Moderna), e la risposta immunitaria è stata valutata dopo la somministrazione della seconda dose.

I dati di immunogenicità e sicurezza, supportano l’uso di entrambi i sieri, evidenziando la presenza di “risposte anticorpali leganti, neutralizzanti e funzionali non neutralizzanti così come le risposte dei linfociti T CD4 e CD8 dopo la vaccinazione” hanno osservato i ricercatori. Anticorpi leganti e neutralizzanti sono stati osservati anche nel sangue del cordone ombelicale e nel latte materno, indicando il potenziale di un efficiente trasferimento degli anticorpi materni al bambino.

Questi suggeriscono che la vaccinazione di madri incinte può potenzialmente proteggere i bambini dall'infezione da Covid-19 – ha affermato Ai- ris Y. Collier, autore principale dello studio e specialista in medicina materno-fetale presso il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston – . La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sulla determinazione dei tempi della vaccinazione che ottimizza la consegna di anticorpi attraverso la placenta e il latte materno ai neonati”.

Lo studio, reso necessario dalla carenza di dati sulla sicurezza e l’immunogenicità dei vaccini in donne in gravidanza e allattamento poiché escluse dalle sperimentazioni cliniche che hanno portato all’approvazione dei due sieri, ha inoltre valutato la risposta immunitaria in relazione alle varianti di preoccupazione del coronavirus.

L’analisi ha indicato che il titolo anticorpale medio è risultato di 3,5 volte inferiore per la variante inglese e 6 volte più basso per la variante sudafricana rispetto al ceppo originario. Tuttavia, nessuna differenza significativa è stata osservata nella risposta delle cellule T specifiche, suggerendo che possa esserci una maggiore reattività crociata rispetto agli anticorpi neutralizzanti contro queste versioni mutate di Sars-Cov-2.