Secondo la classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità attualmente in vigore, le persone transgender soffrono di un disturbo mentale. L'International Classification of Diseases (ICD) ritiene infatti che quegli individui che “vogliono vivere ed essere accettati come un membro del sesso opposto e che vorrebbero andare incontro a chirurgia e trattamenti ormonali per rendere il proprio corpo congruente al sesso preferito” sarebbero affetti da problemi psichici, quindi da una patologia comportamentale disadattativa.

Con questa definizione non sono d'accordo gli scienziati e ricercatori del National Institute of Psychiatry Ramón de le Fuente Muñiz che sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet hanno pubblicato lo studio intitolato “Removing transgender identity from the classification of mental disorders: a Mexican field study for ICD-11” che chiede ufficialmente, in seguito ad un'approfondita ricerca, di rimuovere i transgender dalla classificazione “disordini mentali” in cui si trova oggi. Si tratta di un appello storico che ha basi scientifiche. Per giungere a questa richiesta formale infatti i ricercatori hanno coinvolto e analizzato 250 transgender sottoposti ad una serie di test e colloqui.

I dati raccolti hanno dimostrato che è vero che molti di loro soffrivano di angoscia e altri disturbi simili, ma a svilupparli non era stata la loro sessualità, bensì il ripudio sociale e le violenze subite in risposta alla loro condizione. Come spiegano gli scienziati “la nostra scoperta sostiene che l'angoscia e le disfunzioni sono il risultato della stigmatizzazione e dei maltrattamenti e non degli aspetti che riguardano la loro identità di transgender”.

Il motivo di una simile classificazione, oltre ad aver costruito una barriera intorno ai transgender dipingendoli per ciò che non sono, è stata “utile” solo agli specialisti psichiatrici presso i quali si riteneva dovessero andare per farsi curare.

I racconti dei partecipanti hanno evidenziato una lunga serie di difficili percorsi che hanno dovuto affrontare: la consapevolezza della propria condizione già all'età di 5-6 anni, la scelta di ricorrere ad interventi chirurgici per modificare il proprio corpo o di assumere ormoni, per non parlare degli stati di ansia in età adolescenziali legati all'accettazione della propria identità. Il 90% dei transgender ha affermato di aver avuto problemi con la famiglia, con gli amici, sul lavoro e a scuola a causa della propria condizione, senza dimenticare i casi di violenza e rifiuto vissuti nell'arco della vita.

L'appello degli scienziati rappresenta una vera svolta storica nel campo LGBT e ci aiuta a riflettere su quanto possa essere distruttivo un pregiudizio e come noi, nella vita quotidiana, possiamo fare molto per agevolare tutti a sentirsi a proprio agio e in pace con sé stessi, oltre alla sessualità, al ceto sociale o al colore della pelle.