Mentre si discute sulla proposta di aprire la caccia al lupo in Italia, dopo anni e anni di conservazione e attività volte al ritorno di questo animale nel nostro Paese, la stagione della caccia giunge finalmente al termine e la conta delle vittime lascia perplessi, come spesso accade. Ieri, 31 gennaio, è stato infatti l'ultimo giorno disponibile per dar sfogo al proprio desiderio di uccidere animali selvatici.

Secondo quanto riportato dal Wwf, purtroppo non tutti i cacciatori si sono attenuti alle regole previste. Le guardie volontarie dell'associazione, oltre 350 in tutta Italia, hanno infatti segnalato continui e ripetuti episodi di “uccisioni illegali di animali, anche appartenenti a specie protette e rare come lupi, orsi, aquile, persino cicogne”.

Ancora una volta dunque il lupo torna ad essere protagonista e involontario nemico pubblico tra i cacciatori che, forse incapaci di utilizzare il fucile, utilizzano strumenti illegali come trappole, lacci o bocconi avvelenati che hanno portato alla morte del 20% della popolazione italiana di questo animale.

Vittime dei cacciatori sono anche i piccoli uccelli migratori catturati con trappole e richiami acustici non legali. Sembrerebbe che il concetto di “fauna protetta” non riesca ad entrare nella testa dei cacciatori a cui sono già concessi molti altri animali legalmente.

A morire nei boschi non sono però solo gli animali. Come riportato dall'Associazione Vittime della Caccia, il bollettino della morte parla di “84 persone fucilate, 17 i morti e 67 i feriti (dato non definitivo tra l'altro), inoltre 1 morto (minore) e 15 feriti (di cui 3 minori) sono le vittime estranee all'attività venatoria”. A questi dati vanno aggiunti quelli, non ancora confermati, relativi agli stessi cani da caccia morti “sul campo”, tra questi, solo per elencarne alcuni, 5 Beagle caduti e morti proprio ieri in un pozzo naturale nel comune di Castellaro.