Siamo abituati a considerarli come animali portatori di malattie, sporchi e pericolosi, ma i ratti sono in realtà grandi amici dell'essere umano. Questi mammiferi infatti sono dei veri e propri eroi in grado di identificare la presenza di mine antiuomo e di diagnosticare la tubercolosi. Ma come è possibile? Ad aver insegnato ai ratti giganti ad aiutare l'uomo sono i ricercatori di APOPO che in Tanzania, Mozambico, Tailandia, Angola e Cambogia lavorano con il supporto degli animali per aiutare la popolazione locale.

La mission di APOPO è infatti quella di insegnare ai ratti a percepire le mine antiuomo e i casi di tubercolosi, quest'ultima, in alcune zone del mondo, è una vera e propria piaga mortale che, con una diagnosi eseguita per tempo, può essere trattata e curata.

Ma è davvero così importante il lavoro che svolgono questi ratti? Per rispondere a questa domanda ci basta pensare che dall'inizio del progetto ad oggi, i topi hanno analizzato e ripulito 26.454.886 metri quadrati di terreno e salvato 914.452 vite umane per un totale di 69.269 mine antiuomo trovate. Quanto alla tubercolosi i numeri parlano di 9.311 casi scoperti grazie ai topi, 344.919 campioni analizzati e 39.920 casi prevenuti.

Per diventare esperti di mine antiuomo, i ratti vengono abituati già dalla quarta settimana di vita a socializzare con l'uomo e con il suo ambiente, successivamente, attraverso il click training (una tecnica di rinforzo che associa un premio ad un click) ai ratti viene insegnato a distinguere l'odore del TNT a vari livelli di difficoltà. L'ultimo step è raggiungere un campo minato ed identificare la mina.

Quanto all'addestramento per la tubercolosi, i ratti vengono socializzati con l'uomo a 4 settimane di vita, dopo di che si passa al training con il click e, invece del TNT, vengono addestrati a cercare il campione di saliva positivo alla tubercolosi.

[Foto di APOPO]