Particelle di Sars–Cov–2 infettano le cellule / NIAID
in foto: Particelle di Sars–Cov–2 infettano le cellule / NIAID

Un team di ricercatori ha fornito nuove prove a sostegno di una controversa ipotesi, secondo cui i geni del coronavirus Sars-Cov-2 potrebbero convertirsi in DNA e integrarsi all’interno del genoma delle cellule infette. Una tesi che, se venisse confermata, potrebbe spiegare perché una parte dei pazienti con Covid-19 risulta ancora positiva anche dopo molte settimane dalla guarigione.

Nuove prove supportano l'ipotesi

Gli studiosi hanno sottolineato che l’integrazione non implica che le persone che superano la malattia possano continuare trasmettere il virus, bensì che in alcune occasioni un enzima presente nelle cellule umane può trascrivere sequenze virali nel DNA e inserirle nei cromosomi, dove si sospetta possa restare per lungo tempo dopo l’infezione. Dell’enzima in questione, una trascrittasi inversa codificata da alcune sequenze di DNA umano note come elementi LINE-1, si era già parlato nel dicembre 2020, quando il team di ricerca ha avanzato l’ipotesi in un preprint su bioRxiv.

Una parte della comunità scientifica ha espresso scetticismo sui risultati mostrati nel lavoro, sostenendo che si trattasse di artefatti di laboratorio e accusando gli studiosi di alimentare timori infondati circa le speculazioni per cui i vaccini anti-Covid basati su RNA messaggero (mRNA) potrebbero in qualche modo alterare il DNA umano. I più critici hanno anche presentato una serie di osservazioni scientifiche, alcune delle quali trovano risposta in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pnas dallo stesso team di ricerca .

I geni di Sars-Cov-2 nel Dna umano

Ora abbiamo le prove inequivocabili che le sequenze del coronavirus possono integrarsi nel genoma” dicono il biologo molecolare Rudolf Jaenisch e l’esperto di regolazione genica Richard Young del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che, insieme ad altri colleghi, hanno condotto lo studio. “Abbiamo mostrato che l’RNA Sars-Cov-2 può essere trascritto inversamente e integrato nel genoma della cellula infetta e quindi essere espresso come trascrizioni chimeriche che fondono sequenze virali con sequenze cellulari”.

Per chiarire se l’integrazione fosse reale o un artefatto di laboratorio, gli studiosi hanno utilizzato colture cellulari e tre diversi approcci analitici e, in tutti e tre i metodi hanno fornito la prova che le sequenze di Sars-Cov-2 possono essere integrate nel genoma della cellula ospite. “Risultati che suggeriscono che l’RNA di Sars-Cov-2 può essere retrotrascritto e il DNA risultante integrato nel genoma delle cellule umane mediante un meccanismo di retroposizione mediato da LINE1 – aggiungono gli studiosi – . Copie di DNA di porzioni del genoma virale sono state trovate in quasi tutti i cromosomi”.

Nello studio i ricercatori fanno accenno alla presenza di trascrizioni chimeriche rilevate direttamente in campioni di tessuto di alcuni pazienti, tuttavia “non abbiamo ancora prove dirette di questo” riconoscono gli autori dello studio. Pertanto, concludono, “sarà importante, in ulteriori studi, dimostrare la presenza di sequenze di Sars-Cov-2 integrato nel genoma delle cellule ospiti nei tessuti dei pazienti. Sarà tecnicamente impegnativo, perché ci aspettiamo che solo una piccola frazione di queste cellule sia positiva per le sequenze virali”.