Il futuro di molte specie animali, compreso il nostro, è a rischio a causa dei cambiamenti climatici provocati dal riscaldamento globale di cui noi esseri umani siamo responsabili con le continue emissioni di CO2 nell’aria, è giunto il momento di dire basta partecipando allo sciopero Climate Strike. Vediamo insieme come i cambiamenti climatici stanno portando gli animali all’estinzione e perché.

Primo mammifero estinto. Si chiamava Melomys rubicola il primo mammifero estinto a causa dei cambiamenti climatici, si trattava di un roditore, il ratto dalla coda a mosaico, viveva in Australia e adesso non c’è più. Gli scienziati fanno sapere che i cambiamenti climatici che hanno caratterizzato l’area in cui viveva il roditore sono stati tali da portarlo a scomparire. La piccola isola Brambla Cay, in cui viveva, è stata colpita duramente dall’innalzamento del livello del mare e da altri fenomeni atmosferici: il 97% dell’habitat naturale del mammifero è stato distrutto e di conseguenze il ratto è scomparso.

Insetti, addio. A rischio sono anche gli insetti, il 40% delle specie di questi animali è destinato ad estinguersi entro i prossimi decenni, il tasso di estinzione è risultato otto volte superiore a quello di uccelli, rettili e mammiferi. La causa, ancora una volta, è l’essere umano, che tra emissioni di CO2 e distruzione degli habitat sta rendendo praticamente impossibile la vita a questi animali. La scomparsa degli insetti dovrebbe preoccuparci moltissimo poiché è da loro che dipende l’impollinazione che ci permette di avere frutta e verdura, questi esseri viventi ricoprono un ruolo fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio tra le specie viventi.

Animali tropicali minaccia. Sotto la nostra minaccia sono anche gli animali delle foreste tropicali che, giorno dopo giorno, si vedono scomparire il loro habitat naturale: ma senza gli alberi della foresta tropicali non rischiano solo gli animali, ma anche noi. Gli alberi infatti mantengono sotto controllo i livelli di CO2 nell’aria, senza di loro le concentrazioni aumenterebbero a livelli preoccupanti.

Tartarughe verso la fine. Uno studio ha calcolato che entro il 2100 oltre il 90% delle tartarughe potrebbe nascere femmina a causa dell’incremento delle temperature che rende inidonea la vita ai maschi. Se così dovesse essere, questa specie animale farebbe fatica a riprodursi e quindi a mantenersi viva.

Crollo dei pesci. In mare la situazione è grave quanto a terra, tra il 1930 e il 2010 è andato perduto il 4,1% degli stock ittici. Si calcola che entro il 2048 i nostri mari potrebbero essere vuoti: tra pochi anni infatti potrebbero essere scomparsi il pesce spada, il tonno rosso, i gamberi, gli squali, i salmoni dell’Atlantico e molti altri. Il motivo? La pesca intensiva e il riscaldamento globale, con i conseguenti cambiamenti climatici.

 

Sesta estinzione di massa. L’elenco degli animali a rischio estinzione è lunghissimo, ad essere minacciati non sono solo i celebri orsi polari che ogni giorno subiscono gli effetti del riscaldamento globale trovandosi senza casa e senza cibo, ma in generale tutte le specie viventi. Stiamo vivendo infatti la sesta estinzione di massa, una fase di ‘transizione biotica’ in cui il nostro Pianeta perde un enorme numero di specie prima di rinnovarsi. Si tratterebbe di una transizione naturale, se non fosse che per mano nostro questo evento sta subendo un’accelerazione devastante. Tra il 1990 e il 2015 infatti, si è ridotto il 30% dei vertebrati.

Conclusioni. Non bisogna essere scienziati per capire gli effetti devastanti della mano dell’uomo sul Pianeta Terra. Ridurre le emissioni di CO2, sperando di controllare e contenere i cambiamenti climatici, è fondamentale non tanto per la sopravvivenza della Terra, che senza di noi si rigenerebbe in poco tempo, ma della nostra stessa specie: senza piante e animali, la vita per noi è impossibile.