Legambiente ci fa sapere che i cambiamenti climatici stanno trasformando l'Italia e questo potrebbe comportare dei seri rischi per la nostra sicurezza. Dai nubifragi alla siccità, passando per le ondate di calore, i fenomini meteorologici, spiegano, stanno “causando danni ai territori, alle città indietro nelle politiche di adattamento al clima e alla salute dei cittadini”.

Gli eventi degli ultimi anni. Da Legambiente ci spiegano che “Sono 198 i comuni italiani dove, dal 2010 ad oggi, si sono registrati impatti rilevanti con:

  • 340 fenomeni meteorologici estremi,
  • 64 i giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo
  • 64 i giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane (23 giorni a Roma, 15 giorni a Milano, 11 a Genova, 9 a Napoli, 5 a Torino e 1 a Brescia)
  • sono poi 109 i casi di danni a infrastrutture causati da piogge intense
  • ma ancora più rilevante è il tributo che si continua a pagare in termini vite umane e di feriti, dal 2010 ad oggi sono, infatti, oltre 157 le persone vittime di maltempo, secondo dati del CNR”

Il caldo del 2017. Impossibile dimenticare il caldo della scorsa estate, con un giugno tra i più caldi degli ultimi 150 anni, che ha portato ad un periodo di grave siccità, ondate di calore e piogge torrenziali.

Lo spreco dell'acqua. ‘Oggi si continua a sprecare ancora troppo acqua – dice Legambiente – nel 2015 è stata dispersa il 38,2% dell’acqua immessa nella rete di distribuzione, con perdite complessive che potrebbero soddisfare le domande annuali di 10 milioni di persone'. Si tratta di dati impressionanti che dovrebbero farci riflettere su come sia possibile consumare acqua in maniera sostenibile e responsabile, evitando il più possibile gli sprechi.

L'Italia, un Paese a rischio. ‘L’Italia non è tutta uguale di fronte ai rischi del cambiamento climatico, esistono infatti situazioni e rischi differenti tra le Regioni e le città, anche perché uno stesso fenomeno può provocare impatti diversi in funzione delle caratteristiche idrogeologiche dei territori coinvolti e anche di quanto e come si è costruito', ha dichiarato Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente, questo significa che dobbiamo sperare che chi si occupa della gestione di queste situazioni si sia da fare il prima possibile anche considerando le diversità del nostro territorio.

Come intervenire. Legambiente sostiene che per recuperare la situazione attuale siano necessari:

  • una politica di delocalizzazione degli edifici in aree a rischio
  • l'approvazione di piani clima delle città più a rischio e si rafforzi il monitoraggio degli impatti sanitari dei cambiamenti climatici, con specifica attenzione alle aree urbane
  • l'approvazione di un regolamento nazionale per l’adattamento climatico e la messa in sicurezza delle aree urbane che tenga conto della necessità e dell’importanza di cambiare il modello di gestione dell’acqua in città, a partire dalla progettazione e intervento degli spazi pubblici.

Inoltre, gli obiettivi del regolamento dovrebbero riguardare:

  • la salvaguardia della permeabilità dei suoli nelle aree urbane
  • il recupero, il riutilizzo, il risparmio dell’acqua in tutti gli interventi edilizi e urbani
  • l’utilizzo dei materiali capaci di ridurre l’effetto isola di calore nei quartieri
  • pianificare interventi che riguardano gli spazi pubblici
  • vietare l’utilizzo dei piani interrati per le abitazioni.