Il tema è ormai centrale: ridurre le emissioni di CO2 per mitigare il riscaldamento globale e contenere i cambiamenti climatici. Dal COP21 ad oggi, molte sono le ricerche pubblicate che dimostrano come il nostro presente rappresenti il momento storico che un domani potrà essere condannato o osannato, adesso infatti possiamo intervenire per evitare che nei prossimi decenni le temperature continuino a salire generando una reazione a catena caratterizzata da disastri ambientali e condizioni di vita più complesse per tutti.

Anche i ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania, attraverso lo studio intitolato “Food Surplus and Its Climate Burdens? E pubblicato su Environmental Science & Technology, sono concordi nell'affermare quanto sia necessario ridurre l'inquinamento e per farlo, sostengono, dovremmo iniziare a ridurre gli sprechi di cibo.

I ricercatori hanno infatti analizzato la quantità di sprechi alimentari e le emissioni ad essi associati, partendo dalla consapevolezza che, ad oggi, un terzo dell'intera produzione globale di cibo non arriverà mai nei nostri piatti. Una quantità destinata a crescere se Paesi emergenti come Cina e India dovessero adottare le pessime abitudini, in fatto di sprechi, degli occidentali.

I dati parlano chiaro. Le emissioni prodotte dall'agricoltura rappresentano, secondo quanto dichiarato nel 2010, il 20% del totale con quasi 4 miliardi di tonnellate di cibo prodotto, di questo, 1,3 miliardi di tonnellate finiscono nella spazzatura senza neanche passare dalle nostre tavole.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Secondo i ricercatori, le emissioni saliranno fino a 18 gigatoni (miliardi di tonnellate) di CO2 entro il 2050, di questi tra lo 0,5 e l'1,9/2,5 gigatoni di CO2 corrisponderanno alle emissioni prodotte dagli sprechi alimentali, in pratica, fino al 14% delle emissioni del comparto agricolo.

È necessario intervenire per riuscire a gestire diversamente la produzione di cibo per fare in modo di ridurre gli sprechi e quindi le emissioni.