outflow

Siamo davvero fortunati a vivere in questa oziosa periferia galattica. Se la Terra e il nostro Sole si trovassero vicini al centro della Via Lattea, infatti, potrebbero finire coinvolti nei violentissimi fenomeni che sembrano avvenire in quella turbolenta regione, fino a qualche decennio fa invisibile ai telescopi – il pulviscolo stellare ce ne impedisce la visione diretta – ma ora trasparente alle osservazioni dei radiotelescopi e delle analisi all’infrarosso e all’ultravioletto. Un gigantesco buco nero che divora interi sistemi stellari, potenti lampi gamma prodotti dall’interazione tra stelle di neutroni e ora giganteschi getti di particelle ad alta energia, veri e propri geyser che arrivano fino a 50mila anni luce di distanza e si sviluppano perpendicolarmente al piano galattico. Poiché il nostro sistema solare si trova sul piano della galassia, questi getti di energia non ci colpiscono. Altrimenti, non saremmo qui a parlarne.

Outflow – Già due anni fa il satellite Fermi della NASA aveva scoperto che la regione centrale della Via Lattea emette violenti lampi gamma che si propagano dai poli del nucleo galattico (le cosiddette “bolle di Fermi”). Questi nuovi flussi di particelle, chiamati outflow, contengono quantità di energie enormi: circa un milione di volte quelle prodotte dall’esplosione di una stella. E in effetti sembra proprio che questi getti siano connessi all’attività stellare che avviene nelle regioni centrali della galassia: l’insieme di esplosioni di vecchie stelle e formazione di nuove stelle genera violenti venti stellari, costituiti da particelle ad alta energia. Per una volta, quindi, il mostruoso buco nero in agguato nel centro galattico non c’entra. Ma l’estrema vicinanza delle stelle in quell’area e l’intenso tasso di formazione stellare sembra produrre questi outflow che viaggiano a velocità enormi, circa tre milioni e mezzo di chilometri all’ora. “Estremamente veloci anche per gli astronomi”, commenta Ettore Carretti, a capo del gruppo di ricerca internazionale che ha firmato la scoperta.

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Un potente campo magnetico – Ma ciò che caratterizza i getti di energia è soprattutto la loro polarizzazione che sembra essere l’effetto di potenti campi magnetici. Sembra che proprio che nella regione più interna della galassia, per un diametro di circa 200 parsec dal centro, vi sia un forte campo magnetico, fenomeno be noto agli astrofisici ma di origine ancora sconosciuta. L’attrazione magnetica esercitata qui è almeno dieci volte più forte di quella registrata nel resto della Via Lattea. Probabilmente sono proprio i violenti fenomeni che avvengono in questa regione a determinare l’aumento del valore del suo campo magnetico. L’analisi degli outflow potrebbe consentire in futuro di chiarire meglio l’origine di questa anomalia.

La parola al nostro radiotelescopio – La scoperta, appena pubblicata su Nature, è stata realizzata attraverso il radiotelescopio Parkes in Australia. Il gruppo di ricerca, guidato da Carretti, astrofisico italiano oggi in Australia, comprende ricercatori tedeschi, olandesi, americani e australiani, insieme a un altro italiano, Sergio Poppi dell’Osservatorio astronomico di Cagliari. “Nell’immediato futuro l’esperienza acquisita nella realizzazione di questa indagine su strutture a grande scala sarà di fondamentale importanza per lo sfruttamento scientifico del Sardinia Radio Telescope dell’INAF, simile  a quello del radiotelescopio di Parkes ma che oggi rappresenta lo stato dell’arte della ricerca astrofisica nelle onde radio”, spiega Pioppi. Ormai prossimo a entrare in funzione, il radiotelescopio sardo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica sarà uno dei fiori all’occhiello della scienza italiana e promette di regalarci altre sorprese sul nostro universo.