Credit: Richard Bintanja
in foto: Credit: Richard Bintanja

Gli inverni gelidi nelle media altitudini non c’entrano nulla con la diminuzione del ghiaccio marino, o banchisa. Questo è quanto sostengono i ricercatori che ci spiegano come, attraverso il loro nuovo studio, abbiano compreso la relazione che c’è tra gli inverni gelidi degli ultimi anni e il calo del ghiaccio marino: ecco cosa c’è da sapere.

Banchisa e inverni gelidi. I modelli climatici utilizzati fino ad oggi sostenevano che la riduzione della banchisa fosse la causa degli inverni rigidi che negli ultimi anni hanno colpito l’Asia e il Nord America. Secondo i ricercatori della University of Exeter però le cose non stanno così e per dimostrarlo hanno sviluppato un nuovo modello che offre nuove considerazioni sul collegamento tra la perdita del ghiaccio marino e gli inverni freddi.

Lo studio. Gli scienziati hanno combinato insieme le osservazioni fatte negli ultimi 40 anni di studio attraverso esperimenti di sofisticati modelli cimatici e hanno scoperto che effettivamente la perdita del ghiaccio marino e gli inverni freddi condividevano. Hanno scoperto che la correlazione tra la riduzione del ghiaccio marino e gli inverni estremi a media latitudine si verifica perché entrambi erano simultaneamente guidati dagli stessi schemi di circolazione atmosferica su larga scala. “Fondamentalmente, lo studio mostra che la riduzione del ghiaccio marino ha solo un'influenza minima sul fatto che si verifichi un inverno rigido”, spiegano gli scienziati. Insomma, la correlazione c’è, ma non è detto che uno sia la causa dell’altro. “Ci sono molte ragioni per preoccuparsi della drammatica perdita del ghiaccio marino artico, ma un aumento del rischio di inverni rigidi in Nord America e Asia non è uno di questi”, affermano i ricercatori.

La vera causa. Secondo gli esperti dunque la reale causa sono i cambiamenti nella circolazione atmosferica che muove l’aria calda nell’Artico e quella fredda alle medie altitudini. Nell’Artico, negli ultimi anni, i cambiamenti climatici hanno portato ad un incremento delle temperature e ad una conseguente diminuzione della copertura di ghiaccio marino. Questa riduzione comporta un incremento della quantità di mare parto, che a sua volta permette all’oceano di perdere più calore nell’atmosfera d’inverno, che può potenzialmente alterare il clima e il meteo anche fuori dall’Artico stesso.

Lo studio, intitolato “Minimal influence of reduced Arctic sea ice on coincident cold winters in mid-latitudes”, è stato pubbilcato su Nature Climate Change.