Un fegato ‘rivitalizzato’ è stato trapiantato con successo in un uomo di 66 anni nel Centro trapianti di fegato dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, questa tipologia di intervento rappresenta l’ultima frontiera nei trapianti di fegato. Vediamo insieme cosa significa trapiantare un fegato ‘rivitalizzato’ in una macchina e com’è possibile riuscirci offrendo più speranze di salvezza ai pazienti.

La storia dell’uomo che aspettava un fegato. Questa è la storia di un uomo di 66 anni di Viterbo che, lo scorso novembre, ha scoperto di avere un doppio tumore al fegato a causa di una cirrosi non diagnosticata. Dopo essere venuto a conoscenza della malattia, il paziente si è recato presso l’Ospedale Molinette di Torino dove è stato sottoposto ad una terapie utili ad impedire al tumore di crescere e, possibilmente, di farlo regredire. Grazie ad alcuni interventi, l’uomo ha iniziato a riprendersi e per questo è stato inserito in lista d’attesa per un fegato. L’attesa è durata fino a qualche giorno fa, in seguito alla morte di una persona il cui fegato era compatibile con quello del 66enne. Ma c’era un problema.

Un fegato ‘rivitalizzato’. Il fegato del donatore non era ottimale e c’era il rischio che non funzionasse in seguito al trapianto. Onde evitare di perdere l’organo, gli esperti di Torino hanno deciso di trattarlo con una nuovissima tecnica chiamata “Normothermic Machine Perfusion”, che consiste nella perfusione a caldo, cioè a 37 gradi che è la temperatura del corpo. In pratica l’organo viene sottoposto a perfusione attraverso le cannule e il circuito ossigenato della macchina, la tecnica utilizza sangue umano da donatori e sostanze nutrienti in soluzione.

La vita ‘artificiale’ del fegato. Il fegato è stato così riportato “in vita”, cioè è stato reso adatto al trapianto. Il 66enne è stato così portato in sala operatoria dove ha ricevuto il nuovo fegato e, alcuni giorni dopo l’intervento, è stato dimesso.

Il futuro è già qui. Dal Molinette ci spiegano che “questa nuova tecnica ‘a caldo' utilizzata permette di fare un passo oltre, ovvero rigenerare ed utilizzare in sicurezza organi che altrimenti sarebbero scartati per un rischio troppo elevato per il ricevente. Si calcola che saranno una decina all'anno i fegati che verranno valutati con questa nuova tecnica normotermica. Ora si aprono nuove prospettive future per i trapianti di fegato”.