Era il 5 novembre quando nello stato di Minas Gerais, in Brasile, sono crollate due dighe di una miniera di ferro e il più grande disastro ambientale della storia del Brasile ha avuto inizio. Oggi, quasi 4 settimane dopo e in concomitanza con l'inizio del COP21, che dovrebbe risolvere il problema dell'inquinamento ambientale, la situazione è ancora tragica. I 60 milioni di metri cubi di fango tossico si sono riversati nel Rio Doce e hanno raggiunto l'Oceano Atlantico portandosi dietro morte e distruzione. Vittime di questa tragedia sono sia gli esseri umani, le 250 mila persone senza acqua potabile e senza casa, che la flora e la fauna locale.

L'ecosistema della zona colpita è completamente stravolto e ancora non è chiaro quando, come, ma soprattutto se la situazione potrà tornare alla normalità.

Per ora sappiamo che nell'incidente sono morti alcuni operai intenti proprio ad allargare le dighe Fundao e Santarem e molti sono i disparsi e i feriti tra la popolazione locale, ma ancora non è chiaro cosa possa aver provocato il loro crollo. Come spiega Greenpeace Brasil, responsabile di questa vicenda sarebbe la stessa azienda che gestisce la struttura, la Samarco, che non avrebbe avuto un piano di emergenza per questo tipo di situazione e, per questo, sarebbe già stata multata, la cifra si aggira intorno ai 260 milioni di dollari che però non sono sufficienti per rimediare al disastro ambientale già paragonato a Fukushima e Chernobyl.

Ciò che preoccupa al momento sono anche i movimenti della politica brasiliana intorno a questioni ambientali simili a questa del Rio Doce. Come spiega Greenpeace infatti al momento si sta discutendo il progetto di legge 654/2015 che prevede un pacchetto di misure, a favore dello sviluppo economico, che minaccerebbero l'ecosistema. Basato sul principio del fast-track, la proposta di legge faciliterebbe la concessione di licenze per la realizzazione di opere che, secondo l'organizzazione non governativa ambientalista e pacifista, non dovranno necessariamente tenere conto delle popolazioni colpite.