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In Toscana, da novembre 2018 a maggio 2019, si è verificata un’epidemia di New Delhi metallo-beta-lactamase (NDM)-producing carbapenem-resistant Enterobacteriaceae (CRE), cioè la diffusione di un enzima che rendere alcuni batteri resistenti ai farmaci, complicando dunque il processo di guarigione in caso di infezione. Vediamo insieme cosa c’è da sapere sull’epidemia New Delhi e quali sono i rischi per la nostra salute.

Il caso ‘Toscana’ ci svela la segnalazione di 350 casi di New Delhi metallo-beta-lactamase (NDM)-producing carbapenem-resistant Enterobacteriaceae (CRE) in 7 ospedali della regione italiana che rendono questo evento epidemico per vari motivi: sia per la quantità di casi registrati, sia perché dimostra che è in atto un cambiamento nell’epidemiologia degli enterobatteri resistenti ai carbapenemi. Perché? Gli esperti dell’Iss spiegano che finora la maggioranza dei ceppi di Klebsiella pneumoniae isolati producevano la carbapenemasi di tipo KPC (Klebsiella pneumoniae carbapenemase). Questo cambiamento in atto però fa si che i trattamenti utilizzato non riescano ad ottenere una risposta.

I rischi per la salute sono evidenti: se non c’è cura, o per meglio dire se la cura non è efficace, diventa difficile fermare i batteri. Inoltre c’è da considerare il fattore ‘diffusione’, il rischio che si diffonda tra le strutture sanitarie italiane ed europee è alto, visto che si trova in Toscana, regione molto turistica.

Quando parliamo di carbapenemi ci riferiamo ad una classe di antibiotici ad ampio spettro che hanno il compito di contrastare infezioni molto gravi. Quanto invece parliamo di Enterobacteriaceae ci riferiamo ad un gruppo di batteri che vivono nel nostro intestino e che sono responsabili di infezioni anche sistemiche, intestinali o extraintestinali. Lo Klebsiella pneumoniae è invece un batterio Gram-negativo della famiglia Enterobacteriaceae che, proprio negli ultimi anni, sta preoccupando gli scienziati vista la sua sempre maggiore resistenza agli antibiotici.