È giunto il momento di smetterla di buttare i pesci rossi nei fiumi e nei laghi. Questi animali infatti una volta “liberati” dalla tortura delle ampolle di vetro sono destinati a diventare enormi, raggiungendo una stazza dieci volte superiore alla loro media, e dannosi per gli ecosistemi in cui vengono forzatamente introdotti. A lanciare l'allarme sono i ricercatori della Murcoch University che su Ecology of Freshwater Fish hanno pubblicato lo studio intitolato “First evidence of spawning migration by goldfish (Carassius auratus); implications for control of a globally invasive species”.

Secondo i ricercatori, i pesci rossi, i Carassius auratus, trovati nel Vasse River australiano dove sono stati introdotti negli ultimi 12 anni come il risultato dell'incapacità dell'essere umano di gestire un animale domestico (in pratica sono stati gettati via) sono dieci volte più grandi di quanto dovrebbero essere: si parla di esemplari che raggiungono quasi due chili di peso. Il problema legato a questa specie di pesce introdotta in ecosistemi che non gli appartengono riguarda proprio l'impatto negativo che ha sugli altri animali. Un impatto che è potenzialmente più pericoloso di quanto riscontrato sino ad oggi. Gli scienziati hanno infatti scoperto recentemente che i pesci rossi sono in grado di percorrere fino a 230 chilometri all'anno, il che significa che riescono a raggiungere ecosistemi anche molto lontani.

L'alimentazione dei pesci rossi, che si nutrono anche di uova di altri pesci, è distruttiva e interviene sul normale equilibrio degli habitat degli altri animali e delle piante, spiegano i ricercatori.

Insomma, gli scienziati australiani sottolineano con fermezza i rischi del comportamento irresponsabile di coloro che prima acquistano i pesci rossi e poi se ne liberano. Chissà se gli verrà dato ascolto.