Quando parliamo di riscaldamento globale ci riferiamo all'eccessiva quantità di gas serra che, ad alte concentrazioni, portano all'innalzamento delle temperature e ai conseguenti cambiamenti climatici che tutti noi stiamo vivendo. Secondo i ricercatori, i livelli raggiunti attualmente sono i più alti mai toccati negli ultimi 66 milioni di anni, durante l'evento conosciuto come Massimo termico del Paleocene-Eocene (PETM, Paleocene-Eocene Thermal Maximum) quando cioè il nostro pianeta ha subito un rapido riscaldamento che ha portato a cambiamenti climatici.

Come spiegato all'interno della ricerca intitolata “Anthropogenic carbon release rate unprecedented during the past 66 million years” e pubblicata su Nature Geoscience, gli scienziati hanno scoperto che i livelli attuali di CO2, di cui l'uomo è responsabile, sono 10 volte superiori a quelli registrati in 66 milioni di anni, in pratica da poco prima dell'estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, e quindi della scomparsa dei dinosauri. Cosa significa questo?

Significa che, come dichiarato dagli stessi ricercatori, non abbiamo termini di paragone con il passato e adesso diventa difficile prevedere i futuri cambiamenti climatici, quindi il nostro stesso futuro. Questo non significa che dobbiamo allarmarci, ma è necessario ottenere maggior informazioni sul passato per poter provare a comprendere i giorni che ci aspettano, soprattutto considerando che i livelli attuali di emissioni di CO2 sono preoccupanti e stanno già determinando continui cambiamenti al clima e agli ecosistemi terrestri.

Come sono riusciti a determinare la concentrazione di CO2 di 66 milioni di anni fa? Gli scienziati hanno analizzato le sezioni semicircolari di ghiaccio, ottenute attraverso il carotaggio dei ghiacciai, per determinare le concentrazioni di CO2 nei sedimenti. Così facendo hanno scoperto che al tempo del PETM la quantità di CO2 era meno di 4 miliardi di tonnellate all'anno, mentre nel 2014 abbiamo toccato il record di 37 miliardi di tonnellate.