L'Australia si prepara ad essere la prima nazione al mondo ad aver cancellato il cancro della cervice (neoplasia della cervice uterina, detto anche collo dell'utero). Questo traguardo è il risultato di un lungo periodo di vaccinazioni che hanno permesso via via di ridurre il numero di casi che, entro il 2066, saranno meno di 1 su 100.000 donne. Ma vediamo nel dettaglio i passaggi di questo momento storico presentato all'interno della pubblicazione "The projected timeframe until cervical cancer elimination in Australia: a modelling study" pubblicata su The Lancet Public Health.

Dal 2007, l'arrivo del vaccino. Era il 2007 quando l'Australia divenne una delle prime nazioni ad aver introdotto un programma di vaccinazione nazionale contro il papillomavirus umano (HPV) rivolto ad entrambi i sessi. Il papillomavirus è considerato la causa scatenante più diffusa del cancro al collo dell'utero, per questo vaccinare contro questa condizione ha ridotto piano piano il numero di donne malate. Grazie ad un continuo programma di vaccinazione e all'immunità di gregge da questo garantita, l'Australia adesso può realmente sperare di rendere rara questa malattia, mentre ad oggi non lo è.

Cancro frequente nelle donne. Gli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità fanno infatti sapere che il quarto cancro più frequente tra le donne è proprio quello al collo dell'utero che è particolarmente mortale poiché spesso asintomatico e viene quindi diagnosticato quando ormai è troppo tardi.

Morire di cancro al collo dell'utero è assurdo. Ciò che è assurdo, è che noi sappiamo che questo tumore è provocato nella quasi totalità dei casi dal papillomavirus, che può essere sconfitto con un vaccino che però non tutte richiedono.

Un programma ben preciso. Per sapere se l'Australia sia sulla strada giusta, dobbiamo in primis attendere il 2020, quando l'obiettivo sa raggiungere sarà di meno di 6 casi su 100.000 donne, dato che dovrà scendere a meno di 4 entro il 2028 e a meno di uno entro il 2066. Entro il 2034 invece i casi di morte dovranno essere meno di uno su 100.000.