A mali estremi, estremi rimedi. O forse dovremmo dire rimedi low cost e intelligenti. Accade infatti che in Botswana, Africa, i ricercatori stiano testando un metodo curioso per tenere i leoni lontani dalle mucche delle fattorie che ogni giorno di più prendono spazio sul territorio attraendo il predatore per eccellenza che, in questi animali, vede facili prede. Di cosa si tratta? Semplice, disegnare due occhi aperti sul posteriore delle mucche per far credere ai leoni di essere osservati così da farli desistere dal loro tentativo di caccia.

In Botswana i casi di attacchi alle mucche da parte dei leoni sono in aumento e il motivo è semplice: se da un lato il cibo e gli spazi a disposizione dei felini sono sempre meno, dall'altro sono sempre di più le mucche facili prede presenti nelle fattorie che, di conseguenza, attirano l'attenzione dei leoni. Il problema però è che gli allevatori, per difendersi e per proteggere il bestiame, sono costretti ad intervenire uccidendo i grandi felini africani che sono già a rischio estinzione: i dati dell'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) parlano chiaro, restano tra i 23.000 e i 39.000 esemplari, quando nel 1990 era 100.000. È chiara dunque la necessità di trovare uno stratagemma per tenere lontani i leoni, senza ucciderli.

Una proposta arriva da Neil Jordan biologo dell'UNSW’s Centre for Ecosystem Science che spiega “i leoni sono cacciatori da agguato, osservano la preda la lontano, si avvicinano per poi catturarla quando non vengono visti”, questo significa che, quando si accorgono di essere stati scoperti, tendenzialmente desistono e proprio questa resa è la chiave di un metodo che, in queste fasi di sperimentazione, è risultata efficace: dipingere due occhi aperti sul posteriore delle mucche.

I primi esperimenti hanno mostrato che, su un gruppo di 62 mucche, ad un terzo delle quali erano stati dipinti gli occhi, quelle uccise sono state tre, tutte non dipinte. Ulteriori studi sono necessari, però questa strategia sembra essere efficace, oltre che low cost e non invasiva.

[Foto copertina di Ben Yexly/UNSW]