I ricercatori hanno scoperto che esistono persone resistenti al virus dell'HIV che quindi non sviluppano la malattia grazie ad un'azione preventiva del proprio sistema immunitario. Come è facile intuire, gli scienziati adesso stanno cercando di capire come questa capacità possa essere sfruttata per aiutare tutti coloro che, invece, sono a rischio infezione. Lo studio, intitolato “Public T cell receptors confer high-avidity CD4 responses to HIV controllers”, è stato pubblicato sul Journal of Clinical Investigation ed è stato realizzato dall'Institut Pasteur.

Per giungere a queste conclusioni, gli scienziati hanno osservato nel dettaglio come i pazienti immuni dell'HIV riuscissero ad avere un così efficace sistema immunitario e hanno scoperto la presenza dei linfociti T immuni CD4+ che sono in grado di riconoscere anche una piccola quantità del virus.

Gli “HIV controller” (così sono stati ribattezzati i pazienti in grado di contrastare l'HIV) sono circa lo 0,5% del soggetti infettati e sono la prova provata che il sistema immunitario umano può sconfiggere questo virus. Questi soggetti, in pratica, riescono a mantenere in vita i linfociti T con funzione ausiliare CD4+, diversamente da come avviene in chi viene infettato. La risposta di queste cellule porta alla produzione di grandi quantità di citochine in presenza di basse dosi di antigeni dell'HIV. Ma non è tutto. Gli scienziati spiegano infatti che questa risposta è influenzata dall'espressione di particolari recettori dei linfociti T (TCR) sulla superficie dei linfociti T CD4+ nei soggetti “HIV controller”, diversamente, nei pazienti sotto cura a causa del virus, questi TCR scarseggiano.

“Trasferendo questi TCR a cellule sane permette di produrre le proprietà tipicamente associate ai linfociti T CD4+ presenti negli HIV controller. Questo implica anche un'importante risposta che porta alla produzione di citochine”. In conclusione, lo studio dimostra che al controllo spontaneo dell'HIV corrisponde l'espressione di TCR specifici e quindi pensare ad immunoterapie basate proprio sul trasferimento o l'incremento dei TCR potrebbe aiutare a stimolare la risposta antivirale nei pazienti che hanno sviluppato la malattia.