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La figura affascinante e un po’ misteriosa del Papa è da sempre legata a doppio filo con profezie di ogni tipo. Il terzo segreto di Fatima, rivelato nel 2000, aveva per oggetto la possibile morte violenta di un pontefice, da Giovanni Paolo II interpretato come il presagio dell’attentato che egli subì a opera del turco Ali Agca nel 1981. Ma c’è un profezia che ricorre sempre “a ogni morte di papa”, quella attribuita a San Malachia e perciò definita profezia di Malachia. Un elenco di 112 motti che sarebbero attribuibili ad altrettanti pontefici a partire da Celestino II. Benedetto XVI era il 111°. Il prossimo, quindi, sarebbe anche l’ultimo della lista, Pietro Romano. Dopo, più niente: nell’interpretazione millenaristica della lista, il prossimo pontefice sarebbe quindi l’ultimo prima del secondo ritorno di Cristo e della successiva fine del mondo. Cosa c’è di vero?

Falso rinascimentale – In realtà, ben poco. Leggenda che vuole che il manoscritto, la Profethia de Summis Pontificibus, scritta sulla base di visioni avute da San Malachia nel XII secolo a Roma, fosse stato ritrovato nel 1590 negli Archivi Vaticani. Venne poi pubblicato per la prima volta cinque anni dopo dallo storico benedettino Arnold de Wyon. Il successo della presunta profezia derivava dal fatto che tutti i motti latini della lista sembravano calzare bene con i rispettivi papi a cui si riferirebbero. Se il manoscritto fosse stato davvero redatto nel XII secolo, e legato ai papi futuri, una certa dote visionaria andrebbe riconosciuta. Il primo Papa, infatti, chiamato “Ex castro Tiberis”, sarebbe ben attribuibile a Celestino II, nato a Città di Castello, sul Tevere (Tiberis). O per esempio Celestino IV, “Leo Sabinus”: prima di essere eletto pontefice, fu vescovo di Sabinia. Ma a partire da un certo momento il collegamento tra motto e pontefice si fa incerto. Proprio a partire dalla fine del XVI secolo.

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Gli ultimi papi – Oggi tutte le fonti storiche concordano sul fatto che la profezia di San Malachia non sarebbe altro che un falso redatto proprio alla fine del Cinquecento. Nessun riferimento al santo precedente a quell’epoca, infatti, riportava riferimenti sul suo elenco dei papi. Difficile capire perché Giovanni Paolo II sarebbe “De labore solis”, anche se negli anni sono state elaborate fantasiose teorie sull’argomento (eclissi di sole, parziali e in aree lontane da Roma, avvennero il giorno della nascita e della morte di Wojtyla; oppure il fatto che fu molto attivo, quanto il sole…); ancora meno chiaro il riferimento a Benedetto XVI come “Gloria Olivae”: qualcuno ha chiamato in causa il giorno della nascita di Joseph Ratzinger, un Sabato Santo, nel periodo pasquale legato all’ulivo. O il suo impegno per la pace. Tutte teorie molto vaghe.

Pietro II e il "papa nero" – Il prossimo, il 113° della lista, sarà Petrus Romanus, comunemente definito Pietro II. Nessun pontefice si è mai attribuito il nome del primo pontefice, per tradizione. Nella profezia di Malachia si legge che l’ultimo Papa siederà sul soglio pontificio nel corso dell’ultima persecuzione della Chiesa. Al termine del suo papato, “la città dai sette colli cadrà, e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo”. Il giorno del giudizio, insomma. Qualcuno parla già del prossimo pontefice come “il papa nero”, che nella profezie di Nostradamus sarebbe l’ultimo prima dell’apocalisse. Ma attenzione: in nessuna centuria di Nostradamus si parla del papa nero. E non c’è alcun riferimento a tale profezia nella lista di San Malachia. La storia del papa nero è una leggenda popolare romana, diffusasi alla vigilia del Terzo Millennio anche grazie a una popolare canzone di Sanremo. Possiamo stare tranquilli, dunque. Nessuna profezia millenaristica sta per compiersi.