Mentre l'estate sembra ormai un ricordo lontano, il Natale si fa sentire di prepotenza grazie alle luci per strada, ai negozi allestiti a festa e… alle letterine per Babbo Natale. Insomma, stiamo ufficialmente entrando in quel periodo dell'anno in cui i genitori mentono insistentemente ai loro figli nella speranza che si comportino bene per paura di non trovare nulla sotto l'albero. Per quanto tutti noi saremmo felici se Babbo Natale esistesse, la realtà dei fatti è un'altra, ma se noi siamo in grado di gestire (ormai) questa amara delusione, quale è l'effetto di questa menzogna sui bambini? A questa domanda cercano di rispondere i ricercatori della University of Exeter attraverso lo studio intitolato “Wonderful lie” pubblicato su Lancet Psychiatry.

Secondo gli scienziati mentire ai bambini può essere sia giusto sia sbagliato. In che senso? Ideare delle bugie “bianche” può essere corretto per rendere più accettabile una notizia triste: ad esempio dire ad un bambino che il cane morto si trova in un luogo magico insieme ai suoi amici può essere meglio della verità. Allo stesso tempo però far credere per anni ad un bambino che debba comportarsi bene per poter ottenere i regali che desidera può risultare “pericoloso”. I ricercatori spiegano che la delusione potrebbe essere tale da indurre il figlio a non credere più ai genitori, o comunque a dubitare di altre certezze.

Tralasciando il fatto che tutti siamo passati per questa delusione, cosa spinge noi adulti a mentire? Gli studiosi credono che in fin dei conti siamo noi “grandi” a desiderare un mondo più magico, come dimostrano i film e i libri di grande successo (Harry Potter, Star Wars e Doctor Who) e inventarci una realtà fantastica per i più piccoli ci riporta a quando anche noi riuscivamo a credere alle storie più incredibili.

Ma quindi è giusto o no mentire su Babbo Natale? La risposta è sì, ma evitando di terrorizzare eccessivamente i bambini sulla possibilità che quest'uomo che porta i doni stia sempre ad osservare ciò che facciamo: insomma, delinearne un profilo positivo e non uno inibitorio.

[Foto copertina di karenwarfel]