Diabete, il farmaco anti-obesità liraglutide riduce il rischio di infarto e ictus
Il farmaco liraglutide (Victoza/Saxenda) per trattare diabete di tipo 2 e obesità è associato a un rischio minore di ictus, infarto, altri eventi cardiovascolari e mortalità precoce per tutte le cause. Lo ha dimostrato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Divisione di epidemiologia clinica presso l'autorevole Karolinska Institutet di Stoccolma, Svezia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dello Statens Serum Institut di Copenhagen (Danimarca) e dei registri nazionale svedesi e danesi.
Gli scienziati, coordinati dal professor Henrik Svanström, docente presso il Dipartimento di Medicina dell'istituto svedese, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati di circa 47mila pazienti ad alto rischio cardiovascolare suddivisi in due gruppi. Il primo era composto da 23.042 partecipanti trattati con liraglutide, un farmaco agonista del recettore del Glucagone-like peptide-1 (GLP-1) che è in grado di abbassare il livello di zucchero nel sangue e favorire la riduzione del peso corporeo; il secondo gruppo era composto dallo stesso identico numero di partecipanti, ma trattati con un altro farmaco per il diabete, della famiglia degli inibitori DPP4. Entrambi i gruppi di pazienti sono stati seguiti dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2016.
Dall'analisi statistica dei dati è emerso un tasso di eventi cardiovascolari maggiori (come infarto del miocardio e ictus) di 14,0 per 1.000 persone-anno tra i pazienti che hanno usato il liraglutide, mentre è stato del 15,4 per 1.000 tra quelli che usavano gli inibitori di DPP4. Gli scienziati indicano che si tratta di una differenza statisticamente significativa che suggerisce il fattore protettivo del liraglutide (sempre tenendo presente che si tratta di uno studio di associazione e non di uno che mette in evidenza i rapporti di causa-effetto).
Il farmaco prodotto dalla società farmaceutica danese Novo Nordisk A/S, disponibile per l'uso clinico dal 2009 in Europa e dal 2010 negli Stati Uniti, è risultato essere associato anche a un ridotto rischio di morte cardiovascolare e per qualunque altra causa. “Il nostro studio fornisce supporto sull'efficacia cardiovascolare del liraglutide tra un gruppo di pazienti non selezionato più ampio, fornendo importanti prove dalla pratica clinica di routine. Crediamo che possa essere di interesse per chi regolamenta i farmaci, chi elabora le linee guida cliniche, i medici e i pazienti”, ha dichiarato il coautore dello studio Björn Pasternak. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Diabetes & Endrocrinology.