Gli uomini hanno un rischio di morte associata a Covid-19 maggiore del 62% rispetto alle donne”: lo conferma un ampio studio presentato in occasione della conferenza della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive (ESCMID) dedicata alla malattia da coronavirus (ECCVID, online dal 23 al 25 settembre) che ha comprovato la diversa gravità della malattia tra pazienti, con tassi di progressione verso la fase critica (che generalmente riflette il ricovero in terapia più alta) e di mortalità significativamente più alti negli uomini rispetto alle donne.

Covid-19 uccide più gli uomini delle donne

L’analisi è stata condotta dal dottor Frank Hanses dell’University Hospital Regensburg (Germania) e colleghi, prendendo in esame i dati clinici di 3.129 adulti con Covid-19 presenti nel registro multicentrico interazionale Lean European Oper Survey on SARS-CoV-2-Infected Patients (LEOSS) istituito dalla German Society for Infectious Diseases (DGI) e dalla Emerging Infections Task Force (EITaF) di ESCMID. I dati, direttamente a disposizione degli scienziati accreditati nel campo dell’infettivologie, epidemiologia e bioinformatica, includono informazioni socio-demografiche e comorbidità – secondo l’indice di comorbidità di Charlson (numero di condizioni preesistenti, CCI).

La manifestazione clinica di COVID-19 è stata descritta in quattro fasi: non complicata (sintomi asintomatici / lievi), complicata (necessità di integrazione di ossigeno), critica (necessità di cure intensive) e recupero. Sintomi, segni vitali, marker infiammatori e interventi terapeutici sono stati analizzati in tutte le fasi, così come il risultato clinico, indicando una progressione verso la fase critica della malattia più pronunciata negli uomini (30,6% rispetto al 17,2% delle donne) e una durata della degenza ospedaliera più lunga nei pazienti di genere maschile (15,4 vs 13,3 giorni).

“Rischio di morte maggiore del 62%”

Il numero di condizioni preesistenti e la maggior parte delle comorbidità non differivano significativamente tra uomini e donne, mentre la malattia coronarica (18% vs 10%) e i tassi di fumo erano più elevati nei pazienti di sesso maschile rispetto alle pazienti di sesso femminile (14,5% vs 10,5%). Riguardo alla mortalità, sia per una specifica causa di morte (19,2% vs 12,9%) sia attribuibile a Covid-19 (17,1% vs 10,3%), i tassi osservati erano significativamente più alti negli uomini. “Essere uomini si è dimostrato un fattore di rischio indipendente – spiegano gli autori dello studio – con un aumento del 62% del rischio di morte associata a Covid-19”.

Gli uomini hanno maggiori probabilità di progredire verso fasi critiche di Covid-19” aggiungono gli studiosi, suggerendo che questa differenza può essere dovuta alla presenza di marcatori infiammatori (IL-6, CRP, PCT, ferritina)  significativamente più alti. “I tassi di morte più elevati, nonché ricoveri in terapia intensiva più frequenti e degenze ospedaliere più lunghe sono tutti associati a parametri infiammatori più elevati durante tutte le fasi di Covid-19. Tuttavia – concludono – sono necessari ulteriori studi per comprendere cosa rende esattamente gli uomini più vulnerabili. Non sappiamo ancora quali fattori biologici o eventualmente sociali portano a una differenza così marcata”.