Nuovi sintomi di Covid-19 potrebbero essere presto aggiunti al lungo elenco dei segni clinici della malattia. Oltre alle più comuni manifestazioni dell’infezione, come febbre, tosse secca e affaticamento, e alle complicazioni legate alla perdita del gusto e dell’olfatto, una serie di studi ha messo in luce che una parte dei pazienti soffre di disturbi dell’udito, acufene e problemi vestibolari, come le vertigini. In particolare, i ricercatori stimano che circa il 7,6% delle persone che ha contratto l’infezione soffra di perdita dell’udito, il 14,8% abbia avuto riscontri di episodi di acufene e il 7,2% di vertigini.

Secondo gli studiosi, i fattori che possono svolgere un ruolo nella relazione tra Covid-19 e udito sono molteplici. È infatti noto che l’infezione può causare un’infiammazione diffusa, che può coinvolgere anche i tessuti nervosi, esacerbando altri problemi. “L’infiammazione – spiega Colleen Le Prell dell’Università del Texas a Dallas – può danneggiare le vie uditive e vestibolari nel sistema nervoso periferico e centrale, proprio come danneggia le vie dell’olfatto e del gusto e altri sistemi neurali”. Inoltre, aggiunge Le Prell, anticipando parte dei temi trattati nell’ambito del 180esimo Meeting della Acoustical Society of America, ad aggravare queste condizioni anche lo stress legato alla pandemia e l’ansia.

Nella sua presentazione “Hearing disorders secondary to infection with SARS-CoV-2”, Le Prell evidenzia i risultati di alcune indagini che suggeriscono l’impatto negativo di queste reazioni cognitive nell’amplificare i disturbi dell’udito causati dall’infezione. “Questo è particolarmente vero per le persone che soffrivano già di acufene prima della pandemia. L’aumento del fastidio dell’acufene è stato associato a segnalazioni di solitudine legata alla pandemia, disturbi del sonno, ansia, depressione, irritabilità e preoccupazioni finanziarie. In altre parole – osserva lo studioso – chi ha sperimentato un aumento generale dello stress ha anche riferito che il proprio acufene era più fastidioso rispetto a prima della pandemia”.

D’altra parte, alcuni trattamenti sperimentali adottati nelle prime fasi dell’emergenza sanitaria (come la clorochina e l’idrossiclorochina) potrebbero avere anche effetti collaterali sull’udito, soprattutto nei pazienti con problemi renali. “Quando i reni non funzionano correttamente – indica il ricercatore – , il farmaco potrebbe non essere metabolizzato ed eliminato dall'organismo con la stessa rapidità, il che può aumentare le concentrazioni fisiologiche del medicinale e il rischio di effetti collaterali. L’età avanzata, tra l’altro, è spesso accompagnata da una ridotta funzionalità renale e l’infezione da coronavirus può causare disfunzione renale, il che aumenta il rischio che un paziente trattato con una terapia sperimentale sia a rischio di ototossicità”.