7 Ottobre 2021
20:25

Così la pandemia sta riducendo le emissioni di CO2 in Italia

Secondo le stime di un team interdisciplinare di esperti, gli effetti della pandemia su consumi ed emissioni si faranno sentire per almeno un decennio, contribuendo a ridurre le emissioni rispetto alla tendenza pre-Covid.
A cura di Valeria Aiello

L’impatto di Covid-19 sulla produzione industriale e sulla mobilità durerà oltre la fine della pandemia, riducendo il consumo di energia e le emissioni di CO2 in Italia per almeno un decennio. È quanto indica un team di ricerca interdisciplinare in uno studio pubblicato su Energy stimando che, nel caso la pandemia finisca nel gennaio 2022, il nostro Paese avrà prodotto in media il 5% in meno di CO2 (corrispondente a 10 milioni di tonnellate) entro il 2030 rispetto alla tendenza pre-Covid. “Una tale riduzione significherebbe il 33% in meno di CO2 rispetto al 2015” ha spiegato a Nature Italy Michel Noussan, ingegnere energetico della Fondazione ENI Enrico Mattei di Milano e della Scuola di Affari Internazionali di Parigi, che ha coordinato la ricerca.

Per l’analisi, i ricercatori hanno ipotizzato tre diversi scenari, un “caso migliore”, un “caso medio” e un “caso peggiore”, per i quali si è presupposta una diversa durata della fase “attiva”  pandemia, considerando tre date come “punti finali”, a partire dai quali non c’è più alcun motivo sanitario di evitare luoghi affollati, come aeroporti, metropolitane, autobus, treni eventi culturali: gennaio 2021, gennaio 2022 e gennaio 2025. Questi dati sono stati confrontati con un trend di emissioni di base pre-pandemia. “Lo scenario migliore mostra una riduzione dell’1% delle emissioni e quello peggiore del 9% al 2030, con un effetto negativo più forte sul settore dell’industria – indicano gli autori dello studio – . Per questo settore, il calo del consumo energetico è del 23% nello scenario peggiore”. Più modesto l’impatto nel settore dei trasporti, che nel “caso peggiore” subisce una contrazione del 10%.

Future emissioni dirette di CO2 in Italia per vettore energetico (milioni di tonnellate) / Bazzana, Energy 2022
Future emissioni dirette di CO2 in Italia per vettore energetico (milioni di tonnellate) / Bazzana, Energy 2022

Nello scenario intermedio, e considerando i settori presi in esame in questo studio, l’industria mostra una diminuzione del 10% rispetto allo scenario di base, mentre i trasporti raggiungono una diminuzione del 6% (emissioni pari rispettivamente a 46 milioni di tonnellate e 80 milioni di tonnellate). Rispetto ai valori del 2015, le emissioni per settore mostrano una diminuzione del 42% per l’industria e del 27% per i trasporti.

Sulla mobilità, in particolare per il segmento passeggeri, gli studiosi prevedono un parziale recupero della domanda nel lungo periodo, anche se i modelli economici e le interviste agli esperti suggeriscono “un allontanamento dal trasporto pubblico a favore di modalità di trasporto privato, ma allo stesso tempo una modesta diminuzione della domanda complessiva di trasporto motorizzato italiana fino al 2030” ha aggiunto Noussan. Nel lungo termine, gli esperti hanno però previsto che la mobilità tornerà ai livelli pre-pandemia, anche se la preferenza per il trasporto privato rispetto a quello pubblico resterà.

I risultati nel complesso confermano la diminuzione del consumo di energia correlata a una ridotta attività industriale e una minore domanda di mobilità “entrambe inferiori in caso di Covid-19 rispetto a uno scenario di base in cui la pandemia non si sarebbe verificata”. Questa riduzione, sottolineano i ricercatori, non significa però che l’Italia possa allentare i suoi sforzi di transizione energetica.

Anche se l’effetto della pandemia sulla domanda di energia è rilevante, parte della riduzione di emissioni prevista rispetto al 2015 “è principalmente legata ai miglioramenti in termini di efficienza energetica, grazie all’aumento della quota da fonti rinnovabili e sul cui presupposto si basano i risultati di questo lavoro – osservano gli studiosi – . Per garantire questo risultato positivo, è importante che gli investimenti verdi nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica siano in linea con gli ultimi obiettivi confermati presentati nelle strategie nazionali e dell’UE, in particolare nel Green Deal europeo e che le risorse economiche del Recovery Fund siano effettivamente stanziate con una condizionalità obbligatoria sull'efficacia dei progetti nell'assicurare impatti climatici positivi”.

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