Un’intensa attività esplosiva, con getti incandescenti alti fino a mille metri sopra il Cratere di Sud-Est, e un altro trabocco lavico dalla Bocca di Sella che ha alimentato un flusso diretto verso Sud-Ovest. La colonna di fumo si è alzata per almeno dieci chilometri sulla cima dell’Etna che, da venerdì 12 febbraio, impressiona per intensità delle esplosioni e incremento attività eruttiva, costantemente monitorate dall’Osservatorio Etneo dell’INGV di Catania.

Il magma "primitivo" dell'Etna

L’ultimo episodio, il quarto da quando l’Istituto ha registrato il progressivo aumento dell’attività esplosiva, si è verificato nella notte tra sabato 20 e domenica 21 febbraio, con attività stromboliana che gradualmente si è intensificata, contestualmente a un repentino aumento del tremore. Un crescendo di eventi di durata maggiore rispetto ai tre episodi parossistici precedenti che, spiegano dall’osservatorio etneo, sono un fenomeno tipico della recente attività eruttiva dell’Etna. “Dal 1977 ad oggi sono avvenute centinaia di episodi simili, tra cui l’eccezionale sequenza di 66 parossismi fra gennaio e agosto 2000 e una cinquantina di parossismi fra il 2011 e il 2013”. Qualcosa di “assolutamente non preoccupante” rassicura il direttore dell’Ingv di Catania Stefano Branca.

Fontana lavica durante l’attività eruttiva dell’Etna
in foto: Fontana lavica durante l’attività eruttiva dell’Etna

Dai risultati delle analisi di laboratorio dei campioni eruttati durante questi eventi è emerso che la composizione del magma è tra le più “primitive” dell’attività parossistica prodotte dal Cratere di Sud-Est. Il magma primitivo è quello “che mantiene una composizione molto vicina a quella acquisita al momento della sua formazione nel mantello terrestreha spiegato il professore Marco Viccaro, presidente dell’Associazione dei vulcanologi italiani e docente di Geochimica e Vulcanologia presso l’Università degli Studi di Catania. Quanto sta accadendo nel “cuore” dell’Etna, dice in un’intervista a Corriere della Sera, potrebbe dunque voler dire che sta avvenendo un processo di ricarica del magma profondo nel sistema di alimentazione del vulcano.

Dal vulcano Etna sono emessi magmi con composizione trachibasaltica che rientrano all’interno di composizioni definibili ‘basiche’ – ha aggiunto Viccaro – . Assistere ad una variazione composizionale dei magmi verso termini più ‘primitivi’ sta a significare che il sistema di alimentazione del vulcano è progressivamente permeato da magmi provenienti dal profondo, i quali non hanno avuto ancora il tempo sufficiente per perdere il loro quantitativo originario di gas e di modificare la propria composizione attraverso processi di cristallizzazione che avvengono principalmente per perdita di calore durante lo stazionamento nella crosta terrestre”.

Secondo l’esperto, l’intensa attività del Cratere di Sud-Est cui stiamo assistendo, associata all’attività stromboliana e le emissioni di cenere anche dai crateri Voragine e Bocca Nuova, fanno intendere “che il processo di ricarica profonda sta interessando il sistema di alimentazione del vulcano è piuttosto esteso e riesce a coinvolgere tutte le principali vie di risalita, le quali hanno la terminazione con i condotti e i crateri”.