Cosa vuol dire avere una carica virale elevata? E quanto incide sulla gravità della malattia e il numero dei ricoveri? In una situazione seria e complessa come quella che stiamo attraversando, alcune affermazioni rischiano di non essere comprese e, soprattutto, di rendere ancora più confusa l’informazione. È accaduto nei mesi estivi, quando i clinici riportavano di “un virus clinicamente morto” e sta accadendo in queste settimane di seconda ondata, quando si parla di carica virale tornata a livelli molto elevati. “Nell’80% dei casi positivi, è ormai superiore a un milione” ha affermato il virologo Francesco Broccolo, professore associato dell’Università Milano-Bicocca e Direttore scientifico e del laboratorio Cerba di Milano. “Spessissimo – ha aggiunto – la carica virale è anche più elevata, fino a miliardi di soggetti fra i 30 e 60 anni, asintomatici e sintomatici”.

Cosa indica la carica virale?

La carica virale, cioè il numero di copie di materiale genetico del nuovo coronavirus presenti in un millilitro di materiale biologico prelevato attraverso il tampone, è un parametro determinante per capire quanto si è contagiosi. Chi ha tanto virus, indipendentemente dai sintomi che manifesta, generalmente può diffondere in modo più efficiente l’infezione agli altri. D’altra parte, la presenza di una carica virale elevata non è un segnale di potenziale maggiore gravità di Covid-19. Su base scientifica, infatti, l’alta carica virale non è correlata al numero di ricoveri e, in alcuni casi, le persone con una carica virale più elevata sono quelle che mostrano una maggiore tolleranza al virus, per cui possono risultare asintomatiche o sviluppare sintomi lievi, rivestendo dunque il ruolo di super diffusori dell’infezione.

Cosa vuol dire avere una carica virale elevata?

Una carica virale molto alta – ha osservato Broccolo – è indice di una nuova infezione attiva”. Indica cioè che “l’infezione è recente e primaria, ossia che non persiste da mesi”. In tal senso, benché la misura della carica virale su larga scala richieda ancora tecnologie sofisticate e costose, la sua determinazione permette di comprendere quanto tempo è trascorso dall’infezione e stabilire se persiste o meno il pericolo di contagio. Man mano che il corpo combatte l’infezione, i valori della carica virale diminuiscono gradualmente, come confermato da persone a lungo positive che richiedono un maggiore numero di cicli di amplificazione del materiale genetico per produrre una quantità rilevabile di RNA virale. Al contrario, una carica virale più elevata richiede un minore numero di cicli di amplificazione, indicando che l'infezione è recente e può determinare un maggiore rischio di diffusione.