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Coronavirus
2 Gennaio 2021 18:21

Cosa succede se si mixano due vaccini diversi

La scarsità di scorte di vaccino anti COVID e la diffusione della famigerata "variante inglese" del coronavirus SARS-CoV-2 avrebbero spinto l'NHS britannico a prevedere il cosiddetto "Mix-and-Match" per le preparazioni, ovvero la possibilità di combinare due vaccini diversi nel caso non fosse disponibile una seconda dose del medesimo produttore. Diversi esperti hanno puntato il dito contro questa ipotesi, paragonata a un vero e proprio Far West della vaccinazione. Ecco perché.
A cura di Andrea Centini
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Nel documento del National Health Service (NHS) – il sistema sanitario britannico – dedicato alla vaccinazione contro il coronavirus SARS-CoV-2, è stata inserita una voce che ha fatto sollevare più di qualche sopracciglio tra gli esperti: vi è infatti indicata la possibilità di “mixare” i vaccini anti COVID di due produttori differenti per completare la copertura prevista di due dosi. In parole semplici, secondo questa nuova questa linea guida, un cittadino britannico cui è stata somministrata una prima dose del vaccino di Pfizer-BioNTech o di AstraZeneca-Oxford-Irbm potrebbe ricevere come seconda quella dell'altro produttore. Ci troveremmo innanzi a un caso di cosiddetto “Mix-and-Match”, una procedura già sperimentata in campo immunologico, come dimostra lo studio “Rotavirus Vaccines—OK to Mix and Match” dedicato alla somministrazione combinata di due preparazioni differenti contro l'infezione da rotavirus. Il problema, nel caso della COVID-19, è legato al fatto che non vi è stata alcuna sperimentazione in tal senso, e ciò potrebbe inficiare in modo significativo non solo l'efficacia protettiva, ma anche la raccolta dei dati sulla sicurezza delle preparazioni. I vaccini sono stati infatti approvati per l'uso di emergenza e saranno necessari altri dati per quella regolare, inoltre gli studi clinici proseguono anche dopo la Fase 3, indagini approfondite su una platea molto più ampia di partecipanti, che verrebbero inficiate combinando le preparazioni. Non va inoltre dimenticato che i vaccini di AstraZeneca e Pfizer (i due al momento approvati nel Regno Unito), si basano su due tecnologie molto differenti, con tutto ciò che potrebbe conseguirne in termini di immunità.

Tra chi punta il dito contro il Mix-and-Match dei nuovi vaccini anti COVID vi è il dottor Phyllis Tien, medico specializzato in malattie infettive dell'Università della California di San Francisco. “Niente di tutto questo è basato sui dati, al momento. Siamo un po' nel selvaggio West”, ha dichiarato lo scienziato in un'intervista al New York Times. “Non ci sono dati su questa sorta di idea”, gli ha fatto eco il professor John Moore, un esperto di vaccini presso l'autorevole Università Cornell University di Ithaca, Stato di New York. “I funzionari in Gran Bretagna sembrano aver abbandonato completamente la scienza e ora stanno solo cercando di trovare un modo per uscire da questo macello”, ha aggiunto lo scienziato, riferendosi alla diffusione della famigerata variante inglese B.1.1.7 del coronavirus SARS-CoV-2, della quale è stata confermata la maggiore trasmissibilità (e fortunatamente anche una mortalità non superiore).

Nel documento britannico si specifica che tale mix di vaccini si metterebbe in pratica solo in rari casi, laddove non fosse disponibile una seconda dose di un dato vaccino per una persona già vaccinata. “Questa opzione è preferibile se l'individuo è considerato ad alto rischio immediato o è improbabile che partecipi di nuovo. In queste circostanze, poiché entrambi i vaccini si basano sulla proteina Spike, è probabile che la seconda dose aiuti ad aumentare la risposta alla prima dose”, si legge nella dodicesima pagina del manuale della NHS. Ma come indicato, i vaccini di AstraZeneca e Pfizer si basano su due tecnologie completamente differenti e hanno eccipienti diversi: il primo è un vaccino più "classico", basato su un adenovirus del raffreddore degli scimpanzé reso “innocuo” per trasportare la proteina S o Spike del coronavirus; il secondo è un vaccino a RNA messaggero (come quello di Moderna) basato su nanoparticelle lipidiche che contengono l'informazione della medesima proteina, che spinge le nostre cellule a produrla una volta iniettata. Si tratta di due meccanismi assai differenti, pur puntando entrambi a produrre immunità contro la stessa componente del virus. Ricordiamo che questi vaccini vanno somministrati in due dosi perché solo con la seconda si riesce a “collaudare” il sistema immunitario, dandogli la possibilità di generare “cellule della memoria” che garantiscono immunità prolungata e un numero adeguato di anticorpi neutralizzanti. Pfizer specifica che l'elevata efficacia al 95 percento emersa dagli studi per il suo vaccino è legata alle due dosi. “Mentre le decisioni sui regimi di dosaggio alternativi spettano alle autorità sanitarie – ha sottolineato il portavoce del colosso farmaceutico Steven Danehy riferendosi alla possibilità del Mix-and-Match – , Pfizer ritiene che sia fondamentale che le autorità sanitarie attuino sorveglianza su qualsiasi programma alternativo implementato per garantire a ciascun destinatario la massima protezione possibile, il che significa immunizzazione con due dosi di vaccino”.

Alla luce delle polemiche innescate dalla diffusione del documento dell'NHS, l'autorità sanitaria pubblica inglese (Public Health England – PHE) si è affrettata a sottolineare che non si sta raccomandando il mix di vaccini. “Non raccomandiamo di mixare i vaccini per la COVID-19. Se la vostra prima dose è Pzifer non dovete ricevere la seconda da AstraZeneca o viceversa”, ha dichiarato a Sky News la dottoressa Mary Ramsay, a capo della sezione di immunizzazione dell'agenzia britannica. Tale procedura è prevista solo in rarissime circostanze: “Deve essere compiuto ogni sforzo al fine di somministrare lo stesso vaccino – ha sottolineato l'esperta – ma se non fosse possibile è meglio una seconda dose di un altro vaccino che niente”, ha aggiunto. Come specificato al New York Times dal professor Saad Omer, esperto di vaccini presso la prestigiosa Università di Yale, al momento la vaccinazione ibrida è “prematura”, proprio perché mancano i dati sulla somministrazione mixata, per la quale dovrebbero partire studi ad hoc nelle prossime settimane. A causa della differenza degli eccipienti, come specificato, è possibile che col richiamo basato su un prodotto differente il sistema immunitario non si “collaudi” a dovere. Solo quando saranno stati raccolti dati a sufficienza su tutte le preparazioni disponibili sarà – verosimilmente – possibile ipotizzare scenari di Mix-and-Match anche per i vaccini anti COVID.

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