I temi legati alla psicoterapia, come il disagio sociale e il malessere individuale, sono spesso tra i più difficili da trattare, non solo perché complessi. Parlare un’esperienza personale non è chiaramente semplice per la quota emotiva del proprio vissuto o per la paura di non essere compresi, ma sempre più segnali indicano che qualcosa sta cambiando. Lo evidenziano i dati di ricerca e lo si percepisce anche dalla rete, ormai specchio della società. A sdoganare il tabù della salute mentale anche una delle influencer più seguite d’Italia, la fashion blogger e imprenditrice digitale Chiara Ferragni che recentemente ha rivelato di essersi rivolta a un analista e consiglia una terapia focalizzata sul trattamento dei traumi. Il nome della tecnica cui fa riferimento nel suo post ha un acronimo non troppo facile da memorizzare, EMDR, un metodo che sta generando non poca curiosità. Ma come funziona questa terapia? E davvero, come racconta su Instagram, serve “a posizionare il trauma in un’altra parte del cervello” dove si sente meno dolore nel ricordarlo? Lo abbiamo chiesto al dottor Massimo Cozza, psichiatra e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2, che a Fanpage.it ha spiegato in cosa consiste esattamente questa tecnica e in quali condizioni è indicata.

Allora dottore, cos’è l’EMDR?  

L’EMDR, acronimo di “Eye Movement Desensitization and Reprocessing” che in italiano si può tradurre con “Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari”, è una tecnica psicoterapeutica breve di natura comportamentale nata circa 30 anni fa negli Stati Uniti d’America, riconosciuta nel 2013 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come trattamento efficace per la cura dei traumi e dei disturbi correlati.

Come funziona questa terapia?

È basata sull’associazione dei ricordi dei vissuti emotivi negativi di traumi con i movimenti bilaterali degli occhi indotti dal terapeuta che porta a una loro desensibilizzazione e rielaborazione, diminuendo la loro carica negativa in un processo di ristrutturazione cognitiva positiva. I traumi possono essere rappresentati da lutti, catastrofi naturali, abusi sessuali, aggressioni, umiliazioni, fallimenti scolastici, relazionali o lavorativi, che non sono stati elaborati dalla mente, come normalmente accade, continuando a determinare un grave disagio anche dopo diversi anni.

Cosa si intende per “movimento bilaterale degli occhi”?

Si tratta del movimento indotto dal terapeuta, secondo l’indicazione di seguire con gli occhi lo spostamento delle dita della sua mano da dx a sx o viceversa mentre si rievocano i ricordi traumatici. Questo determina una stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali, con una rielaborazione in senso positivo dei vissuti negativi dei traumi. La risincronizzazione degli emisferi cerebrali può essere determinata anche con altre metodiche quali l’uso di apposite cuffie che emettono un suono prima a destra e poi a sinistra.

È vero che l’esperienza del trauma si “sposta” in una parte del cervello dove si sente meno dolore nel ricordarla?

In realtà l’EMDR favorisce la creazione di maggiori legami associativi e connessioni tra reti neurali, con uno spostamento dell’attivazione dalle aree limbiche con maggiore valenza emotiva verso le regioni corticali con una valenza cognitiva-associativa. Il ricordo rimane nella mente ma viene rielaborato e desensibilizzato, riattivando maggiori risorse a livello personale e relazionale.

Come è possibile che il ricordo perda la sua carica emotiva negativa?

Lo stesso evento o trauma viene vissuto nel momento in cui accade in modo diverso da ciascuna persona in base alla sua storia, ai diversi fattori biologici, psicologi e sociali. Ma il modo di ricordare può cambiare nel tempo in ciascuno di noi, anche in relazione a nuove modalità di lettura che possiamo apprendere da esperienze della vita e da una rielaborazione delle informazioni in base nuovi processi cognitivi che abbiamo appreso.

In quali condizioni è indicata?

L’EMDR nasce principalmente come tecnica efficace nei disturbi post traumatici da stress, a partire dalle vittime di catastrofi, crimini, aggressioni e abusi sessuali. E anche a partire da esperienze di vita, vissute negativamente e non superate mentalmente, quali insuccessi, rottura di relazioni, cambiamenti di vita. Più in generale, è anche utilizzato in disturbi più comuni come le fobie e gli attacchi di panico, e può rappresentare un valido aiuto, in particolare, nell’ambito di un percorso psicoterapeutico cognitivo-comportamentale.

Chi può praticare questa tecnica?

Medici e psicologi che hanno un riconoscimento di psicoterapeuti e che hanno seguito un corso di apprendimento specifico, in particolare nel nostro Paese dell’Associazione Italiana EMDR.

Quante sedute servono per superare un trauma?

Non c’è una risposta valida in via generale, considerando le diverse variabili in gioco che dipendono dalle condizioni psicologiche della persona e dalla tipologia del trauma. In linea generale possiamo affermare che se il trauma è una catastrofe recente, come un terremoto, potrebbero bastare minori sedute, rispetto ad un trauma che è rimasto impresso negativamente nel tempo come un abuso sessuale nell’infanzia. Possiamo quindi passare da qualche settimana a circa un anno.

È una strategia efficace? Ci sono controindicazioni?

L’EMDR può essere una tecnica efficace, per la quale ci sono evidenze scientifiche a suo favore, anche se alcuni studi sostengono che anche altri trattamenti avrebbero gli stessi risultati in caso di traumi. Più in generale si tratta di un trattamento che può essere anche integrato nell’ambito di una psicoterapia tradizionale. Certamente, c’è una variabilità dei suoi risultati in base a ciascuna persona, come per altre tecniche e trattamenti psicoterapici. Non vi sono specifiche controindicazioni, se non quelle legate alla disponibilità della persona a confrontarsi con questo approccio.

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