Il vaccino anti-Covid di Astrazeneca torna a dividere gli esperti in seguito al caso di una ragazza di 18 anni ricoverata con trombosi del seno cavernoso dopo aver ricevuto il siero a vettore virale. Da un lato l’opportunità rappresentata dagli Open day per i più giovani, dall’altro le perplessità sull’adeguatezza del farmaco per le persone con meno di 60 anni, soprattutto donne. In Italia, le indicazioni dell’Agenzia del farmaco Aifa raccomandano un uso preferenziale sopra i 60 anni, mentre l’Agenzia europea EMA non ha posto limitazioni. Tuttavia, al momento, non è esclusa l’ipotesi che il vaccino di Astrazeneca, così come quello di Johnson&Johnson basato sempre un vettore virale di adenovirus, non vengano più somministrati ai giovani, dopo anche l’appello arrivato dall’associazione Luca Coscioni che ha chiesto di sospendere le vaccinazioni sotto i 30 anni con questi due preparati, in considerazione anche della disponibilità di dosi di Pfizer-BioNTech e Moderna che sono invece prodotti con la tecnologia dell’RNA messaggero.

Il rapporto rischi/benefici del vaccino Astrazeneca

Ma cosa dicono davvero i dati? E perché, come indicato da più esperti, si dovrebbero scegliere vaccini più sicuri in rapporto all’età? “Con una bassa circolazione virale, nelle persone di età inferiore ai 30 anni, i rischi di Astrazeneca possono essere maggiori dei benefici” ha scritto in un tweet, riprendendo un documento dell’EMA pubblicato lo scorso 23 aprile, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

Nel grafico, è mostrato il rapporto rischio-beneficio a seconda dell’età in una situazione di bassa circolazione virale, che può essere paragonabile a quella attuale in Italia. Nelle diverse colonne è chiaramente indicato come nella fascia 20-29 anni ci siano 4 probabilità su 100mila di evitare il ricovero in ospedale per Covid-19 rispetto a 1,9 probabilità su 100mila di avere una trombosi in seguito alla somministrazione del vaccino di Astrazeneca. In confronto, nella fascia di età 60-69 anni, su 19 casi di evitata ospedalizzazione corrisponde 1 solo caso di trombosi. Ancora più evidente il dato relativo al rischio di ricovero in terapia intensiva, che su 100mila ragazzi di età compresa tra i 20 e 29 anni risulta nullo a fronte di 1,9 probabilità di trombosi con Astrazeneca. Idem per il rischio di morte nel confronto con il rischio di tromboembolia.

Analogamente anche un report pubblicato nel Regno Unito dall’Università di Cambridge, in uno scenario di bassa circolazione virale, evidenzia che il rapporto tra benefici e rischi della vaccinazione con Astrazeneca si assottiglia con il diminuire dell’età, indicando che nella fascia 20-29 anni ci sono 0,8 probabilità su 100mila di evitare il ricovero in terapia intensiva rispetto a 1,1 probabilità di avere una trombosi post-vaccinale. Nella fascia di età 60-69 anni, d’altra parte, questo rapporto è a netto favore dei benefici della vaccinazione, con 14,1 probabilità di evitare il ricovero in terapia intensiva a fronte di 0,2 casi di tromboembolia.