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Contrordine, la marijuana peggiora il glaucoma invece di curarlo: ecco come

I ricercatori hanno scoperto che la marijuana a scopo terapeutico contro il glaucoma potrebbe non essere efficace poiché, se il THC diminuisce effettivamente la pressione nell’occhio, sintomo principale della malattia, il CBD blocca questo effetto, rendendo inutile la terapia. Ecco cosa c’è da sapere.
A cura di Zeina Ayache
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Una della applicazioni più comuni della marijuana terapeutica è quella di trattare il glaucoma, secondo un nuovo studio però il CDB, agente chimico presente all'interno della cannabis, avrebbe un effetto controproducente sulla malattia incrementando la pressione nell'occhio. I ricercatori della Indiana University ci spiegano nel dettaglio i risultati del loro studio intitolato “Δ9-Tetrahydrocannabinol and Cannabidiol Differentially Regulate Intraocular Pressure” e pubblicato su Investigative Opthalmology & Visual Science.

Cannabis e glaucoma. Il glaucoma è una malattia oculare che come sintomo principale ha un incremento della pressione dell'occhio che può compromettere la vista. Studi passati hanno dimostrato l'efficacia del THC, il principio psicoattivo della cannabis, nel ridurre proprio la pressione, quello che però non era stato ancora indagato era l'effetto del CBD, altro componente della cannabis però non psicoattivo. Il CBD oggi viene venduto sotto forma di diversi prodotto, come oli, gomme da masticare, creme, alimenti e viene utilizzato a scopo terapeutico.

Lo studio. Per comprendere gli effetti del CBD sul glaucoma, gli esperti hanno preso in esame un gruppo di topi e hanno scoperto che, se da un lato il THC somministrato da solo era in grado di ridurre la pressione nell'occhio del 30% in otto ore nei maschi e del 17% in quattro ore nelle femmine, dall'altro l'aggiunta del CBD ne bloccava gli effetti benefici. Insomma, il CBD agirebbe contrastando gli effetti terapeutici per cui in teoria la cannabis viene somministrata ai pazienti (anche se ricordiamo che per ora i test sono stati effettuati solo sui topi).

Differenze maschi e femmine. Un altro aspetto interessante della ricerca è che il THC agisce sulla pressione dell'occhio di maschi e femmine diversamente. Nei maschi il THC è decisamente più efficace, come dicevamo porta ad una riduzione della pressione nell'occhio del 30% in otto ore e del 22% in quattro ore, nelle femmine il dato scende al 17% sulle quattro ore, mentre non ci sono differenze sulle otto ore.

I recettori del THC. E non è tutto. Gli esperti fanno inoltre sapere di aver trovato di due neurorecettori che permettono al THC di ridurre la pressione nell'occhio, CB1 e GPR18. La scoperta potrà aiutare le ricerche future sull'uso della cannabis a scopi terapeutici per la pressione intraoculare.

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